24 agosto 2012

Devozione mariana sintesi di bellezza | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por Andrea Fagioli



​Anche l’iconografia sacra fu posta a sostegno del dogma dell’Assunzione. Pio XII, nel 1950, la considerò al pari delle fonti tradizionali, alla stregua degli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa. Un’attribuzione d’importanza ribadita ed elaborata nei decenni successivi da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.



Ma in che modo l’arte della Chiesa illustra la millenaria fede dei cristiani nell’Assunzione al cielo della Vergine Maria? Lo abbiamo chiesto a monsignor Timothy Verdon, responsabile dell’Ufficio diocesano fiorentino per la catechesi attraverso l’arte e direttore del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore.



«Innanzitutto bisogna precisare – spiega Verdon – che la fine della vita di Maria, come del resto l’inizio, non appartiene alle Scritture ma alla tradizione. Testi apocrifi d’origine cristiano-giudaica, risalenti al II secolo e diffusi entro il V-VI secolo, descrivono il suo "addormentarsi" definitivo, la Dormitio Virginis, introducendo l’evento con visioni e visite premonitrici da parte di angeli e di Cristo stesso. Alcune di queste scene vengono anche rappresentate dagli artisti, ma assai raramente. Al momento supremo, poi, tornano gli Apostoli dalle terre lontane in cui erano impegnati nella predicazione, si ricompone l’originale nucleo pentecostale e Maria è di nuovo circondata dai più stretti collaboratori di suo Figlio. Nell’arte medievale viene raffigurato qualche volta anche Cristo, che prende tra le braccia l’anima di sua madre, presentata come una bambina, così creando una sorta di "Madonna col bambino" rovesciata, dove il Figlio grande stringe a sé la mamma piccola, non viceversa».



Normalmente la «Dormizione» non veniva raffigurata senza un’indicazione chiara di ciò che viene dopo. Al proposito monsignor Verdon cita la monumentale vetrata di Duccio di Boninsegna, nel Duomo di Siena, dove sono raffigurate la Dormizione, l’Assunzione e l’Incoronazione.



«Con l’Assunzione e poi l’Incoronazione, il racconto della vita di Maria conclude, o meglio, viene trasferito ad un’altra dimensione. Questi momenti distinti – a giudizio del noto storico dell’arte – rappresentano in verità due fasi dell’unico processo di elevazione: l’equivalente, nella vicenda della madre, della Risurrezione del Figlio seguita dalla sua Ascensione alla destra del Padre».



L’evento fondamentale resta, dunque, l’assunzione corporea della Vergine, che, come accennato, fa parte del comune sentire della Chiesa sin dai primi secoli. «Lo testimonia – dice ancora Verdon – un racconto apocrifo, il Transitus Mariae, conservato in più versioni medievali, ma d’origine antica, che descrive come "gli Apostoli deposero il corpo di Maria nella tomba, piangendo e cantando pieni di amore e di dolcezza. Poi un’improvvisa luce celeste li circondò e caddero a terra, mentre il corpo santo fu assunto in cielo dagli angeli". Nell’iconografia, l’evento visionario, almeno nel Medioevo, viene spesso suggerito dal clipeus, il cerchio simboleggiante il cielo, che più tardi diventerà una raggiera o fulgore luminoso. Mentre la normale posa di Maria mentre viene assunta, con le mani alzate verso il cielo, allude alla preghiera, al Magnificat, se vogliamo».



Il fatto dell’assunzione corporea di Maria assumeva particolare importanza nel contesto eucaristico e a questo proposito Verdon cita l’Assunzione lignea scolpita da Tilman Riemanschneider per l’altar maggiore della chiesa di Creglingen, in Germania: «L’ostia consacrata ed innalzata sta appena sotto la figura di Maria, e così il corpo di Cristo realmente presente nel Sacramento diventa l’essenziale chiave di lettura dell’immagine, che invita i fedeli a vedere colei da cui il Verbo ha preso un corpo elevata nel suo corpo dalla terra al cielo. Chi partecipa alla liturgia davanti a questo altare capisce la fedeltà di Dio, il quale, avendo creato l’uomo con un corpo, l’ha anche salvato nel corpo e infine vuole tutto l’uomo, anima e corpo, con sé in cielo. O, in termini meno astratti, si capisce l’amore del Dio che, nato da Maria, non vuole essere separato dalla persona che l’ha dato alla luce, nutrito e amato».



Ma in termini di devozione popolare, anche nel nostro Paese, cos’è stato contemplato in Maria? «In questa donna – risponde Verdon – gli italiani hanno contemplato la perfezione della natura umana, la bellezza della nostra condizione quand’è trasformata dalla grazia e riportata all’innocenza primordiale. Valori quali la misericordia, il soccorso, l’attentato e materna protezione dei singoli, delle comunità e di intere popolazioni hanno trovato in Maria una figura esemplare. Non c’è regione d’Italia che non sia costellata di Santuari mariani».