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07 mayo 2013

Il Papa sette giorni in Brasile: ecco il programma per la Gmg | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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Durerà in tutto sette giorni il viaggio che papa Francesco farà il prossimo luglio (dal 22 al 29) in Brasile, il primo del suo pontificato, nel quale oltre che a Rio de Janeiro per la Giornata mondiale della gioventù il pontefice andrà anche ad Aparecida per una visita al santuario mariano. Il programma è stato pubblicato oggi dalla sala stampa della Santa Sede.



Il Papa partirà lunedì 22 luglio alle 8.45 dall'aeroporto di Roma-Ciampino con destinazione Rio de Janeiro, dove alle 16.00 (ora locale) è prevista l'accoglienza ufficiale all'aeroporto internazionale Galeao. Alle 17, quindi, la cerimonia di benvenuto nel giardino del Palazzo Guanabara a Rio, cui seguirà la visita di cortesia alla presidente della Repubblica Dilma Rousseff.



La giornata di martedì 23 non prevede impegni e sarà dedicata al riposo: il Papa soggiornerà nella Residenza di Sumarè a Rio de Janeiro. Nella mattina di mercoledì 24, alle 8.15, il Pontefice partirà in elicottero per il santuario di Nostra Signora della Concezione di Aparecida, dove alle 10 sarà in venerazione davanti all'immagine della Vergine. Alle 10.30 è prevista la messa, cui seguirà il pranzo nel Seminario Bon Jesus con il seguito, i vescovi della Provincia e i seminaristi locali. Dopo il rientro pomeridiano a Rio, Bergoglio visiterà alle 18.30 l'ospedale San Francesco d'Assisi.



La mattina di giovedì 25, alle 9.45 nel palazzo comunale verranno consegnate al Papa le chiavi della città. Quindi Bergoglio benedirà le bandiere olimpiche dei prossimi Giochi di Rio 2016. Alle 11 visiterà la comunità di Varginha. Alle 18, primo appuntamento con la 28/a Gmg, la festa di accoglienza dei giovani sul celebre lungomare di Copacabana.



Venerdì 26 alle 10, nel Parco della Quinta da Boa Vista, è prevista la confessione di alcuni giovani della Gmg. Alle 11.30, nel Palazzo arcivescovile St. Joaquim, breve incontro con alcuni giovani detenuti, cui seguirà la recita dell'Angelus dal balcone della residenza. Subito dopo il Papa saluterà il comitato organizzatore della Gmg e rimarrà a pranzo con i giovani. Alle 18, di nuovo sul lungomare di Copacabana, la Via Crucis con i giovani.



Sabato 27, alle 9, in programma la messa con i vescovi della Gmg, i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi nella cattedrale di San Sebastiano. Alle 11.30 l'incontro con la classe dirigente del Brasile nel Teatro Municipale. Alle 13.30 il pranzo con i cardinali brasiliani, la presidenza della Conferenza episcopale e i vescovi della Regione nel Centro Stdui di Sumarè. Quindi alle 19 la veglia di preghiera con i giovani nel Campus Fidei a Guaratiba.



La giornata conclusiva, domenica 28 luglio, prevede alle 10 la Messa finale della Gmg sempre nel Campus Fidei, seguita dalla preghiera dell'Angelus. Nel pomeriggio, alle 16 l'incontro con il Comitato di coordinamento del Celam (Consiglio episcopale latino-americano), alle 17.30 l'incontro con i volontari della Gmg. Infine, alle 18.30, la cerimonia di congedo all'aeroporto internazionale Galeao. Alle 19 è prevista la partenza per Roma, dove il Papa arriverà l'indomani, lunedì 29, alle 11.30.



Il programma del viaggio prevede in tutto 15 tra omelie e discorsi del Pontefice.

06 mayo 2013

Il Papa: «Lo Spirito, amico per poter conoscere Gesù» | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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Lo Spirito Santo è nostro amico e compagno di strada e ci dice dove è Gesù: così, in sintesi, Papa Francesco nell’omelia della Messa presieduta stamani nella Domus Sanctae Marthae, in Vaticano. Ribadita l’importanza dell’esame di coscienza per la vita di ogni cristiano. Erano presenti alcuni dipendenti della Fabbrica di San Pietro, accompagnati dal cardinale presidente Angelo Comastri e da mons. Pablo Colino, prefetto della Cappella musicale, che hanno concelebrato con il Santo Padre.



Un’omelia tutta centrata sullo Spirito Santo che è “proprio Dio, la Persona Dio, che dà testimonianza di Gesù Cristo in noi”. Il Papa ha indicato la protezione dello Spirito Santo che “Gesù chiama Paraclito”, “cioè quello che ci difende”, che “sempre è affianco a noi per sostenerci”:



“La vita cristiana non si può capire senza la presenza dello Spirito Santo: non sarebbe cristiana. Sarebbe una vita religiosa, pagana, pietosa, che crede in Dio, ma senza la vitalità che Gesù vuole per i suoi discepoli. E quello che dà la vitalità è lo Spirito Santo, presente”.



Lo Spirito “dà testimonianza” di Gesù - sottolinea il Papa - “affinché noi possiamo darla agli altri”:



“Nella prima lettura c’è una cosa bella: quella donna che ascoltava Paolo, che si chiamava Lidia. Si dice di lei che il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. Questo fa lo Spirito Santo: ci apre il cuore per conoscere Gesù. Senza di Lui non possiamo conoscere Gesù. Ci prepara all’incontro con Gesù. Ci fa andare per la strada di Gesù. Lo Spirito Santo agisce in noi durante tutta la giornata, durante tutta la nostra vita, come testimone che ci dice dove è Gesù”.



Il Papa ha esortato più volte alla preghiera, quale via per avere, in “ogni momento”, la grazia della “fecondità della Pasqua”. Una ricchezza possibile – ha detto – grazie allo Spirito Santo. Quindi ha guardato “all’esame di coscienza”, “che i cristiani fanno sulla giornata che hanno vissuto”, un “esercizio” che “ci fa bene - ha affermato - perché è prendere proprio coscienza di quello che nel nostro cuore ha fatto il Signore”:



“Chiediamo la grazia di abituarci alla presenza di questo compagno di strada, lo Spirito Santo, di questo testimone di Gesù che ci dice dove è Gesù, come trovare Gesù, cosa ci dice Gesù. Avere una certa familiarità: è un amico. Gesù l’ha detto: ‘No, non ti lascio solo, ti lascio Questo’. Gesù ce lo lascia come amico. Abbiamo l’abitudine di domandarci, prima che finisca la giornata: ‘Cosa ha fatto oggi lo Spirito Santo in me? Quale testimonianza mi ha dato? Come mi ha parlato? Cosa mi ha suggerito?’. Perché è una presenza divina che ci aiuta ad andare avanti nella nostra vita di cristiani. Chiediamo questa grazia, oggi. E questo farà che, come lo abbiamo chiesto nella preghiera, che in ogni momento abbiamo presente la fecondità della Pasqua. Così sia”.​​

05 mayo 2013

«Siate missionari dell'amore e della tenerezza di Dio»​ | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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"Ogni cristiano e ogni comunità è missionaria nella misura in cui porta e vive il Vangelo e testimonia l’amore di Dio verso tutti, specialmente verso chi si trova in difficoltà". Lo ha ricordato Papa Francesco nell’omelia della celebrazione di questa mattina in piazza S. Pietro, in occasione del pellegrinaggio delle Confraternite per l’Anno della Fede. "Siate sempre missionari dell’amore e della tenerezza di Dio, della Misericordia di Dio che sempre ci perdona, sempre ci aspetta e ci ama tanto", ha chiesto ai 70 mila confratelli presenti al rito con le loro vesti e insegne di vari colori.



E il Pontefice lo ha notato dicendo: "in questa piazza vedo una grande varietà, prima di ombrelli, ora di colori, così deve essere la Chiesa una unitarietà di diversità". "Care Confraternite, la pietà popolare, di cui voi siete un’importante manifestazione è - ha detto - un tesoro che ha la Chiesa e che i vescovi latinoamericani hanno definito, in modo significativo, come una spiritualità una mistica, che è uno ’spazio di incontro con Gesù Cristo’". Dunque, ha chiesto il Pontefice, "attingete sempre a Cristo, sorgente inesauribile, rafforzate la vostra fede, curando la formazione spirituale, la preghiera personale e comunitaria, la liturgia".



"Chiediamo al Signore - ha detto in conclusopne - che orienti sempre la nostra mente e il nostro cuore verso di Lui, come pietre vive della Chiesa, percheé ogni nostra attivita’, tutta la nostra vita cristiana sia una testimonianza luminosa della sua misericordia e del suo amore. E così cammineremo verso la meta del nostro pellegrinaggio terreno, verso la Gerusalemme del Cielo".



Non è mancato un riferimento preciso alla Giornata dei bambini vittime di violenza. Il Santo Padre ha salutato infatti l'Associazione Meter, da sempre impegnata nella difesa dell'infanzia dagli abusi, aggiungendo che "questo mi offre l’occasione per rivolgere il mio pensiero a quanti hanno sofferto e soffrono a causa di abusi". "Vorrei assicurare loro che sono presenti nella mia preghiera, ma vorrei anche dire con forza - ha aggiunto - che tutti dobbiamo impegnarci con chiarezza e coraggio affinché ogni persona umana, specialmente i bambini, che sono tra le categorie più vulnerabili, sia sempre difesa e tutelata".​

04 mayo 2013

«Rimaniamo miti e umili per sconfiggere l'odio del mondo» | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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"Rimaniamo sempre miti e umili per sconfiggere le lusinghe e l'odio del mondo". È quanto affermato da papa Francesco nella Messa di stamani nella Casa Santa Marta. Nell’omelia, il Papa ha ribadito che la strada dei cristiani è la strada di Gesù e per questo non dobbiamo avere paura di essere perseguitati. Alla Messa - concelebrata da mons. Lorenzo Baldisseri, segretario della Congregazione per i Vescovi – ha preso parte un gruppo di Guardie Svizzere Pontificie alle quali il Papa ha dedicato un saluto di affetto e gratitudine. “La Chiesa – ha detto – vi vuole tanto bene” e “anche io”. Il servizio di Alessandro Gisotti (Radio Vaticana).



"Sono l’umiltà e la mitezza le armi che abbiamo per difenderci dall'odio del mondo". È quanto sottolineato da papa Francesco che ha incentrato la sua omelia sulla lotta tra l’amore di Cristo e l’odio del principe del mondo. Il Signore, ha ricordato, ci dice di non spaventarci perché il mondo ci odierà come ha odiato Lui:

“La strada dei cristiani è la strada di Gesù. Se noi vogliamo essere seguaci di Gesù, non c’è un’altra strada: quella che Lui ha segnato. E una delle conseguenze di questo è l’odio, è l’odio del mondo, e anche del principe di questo mondo. Il mondo amerebbe ciò che è suo. ‘Vi ho scelti io, dal mondo’: è stato Lui proprio che ci ha riscattato dal mondo, ci ha scelti: pura grazia! Con la sua morte, con la sua resurrezione, ci ha riscattati dal potere del mondo, dal potere del diavolo, dal potere del principe di questo mondo. E l’origine dell’odio è questa: siamo salvati. E quel principe che non vuole, che non vuole che noi siamo stati salvati, odia”.



Ecco allora che l’odio e la persecuzione dai primi tempi della Chiesa arrivano fino ad oggi. Ci sono “tante comunità cristiane perseguitate nel mondo – ha constatato con amarezza il Papa – in questo tempo più che nei primi tempi: oggi, adesso, in questo giorno e in questa ora”. Perché questo, si chiede ancora il Papa? Perché “lo spirito del mondo odia”. E da questo deriva un ammonimento sempre attuale:



“Con il principe di questo mondo non si può dialogare: e questo sia chiaro! Oggi il dialogo è necessario fra noi, è necessario per la pace. Il dialogo è un’abitudine, è proprio un atteggiamento che noi dobbiamo avere tra noi per sentirci, capirci … ma quello deve mantenere sempre. Il dialogo nasce dalla carità, dall’amore. Ma con quel principe non si può dialogare: soltanto rispondere con la Parola di Dio che ci difende, perché il mondo ci odia. E come ha fatto con Gesù, farà con noi. ‘Ma, guarda, fai questo, una piccola truffa … non c’è niente, è piccola …’, e incomincia a portarci su una strada un po’ non giusta. Questa è una pia bugia: ‘Fallo, fallo, fallo: non c’è problema’, e incomincia da poco, sempre, no? E: ‘Ma … tu sei bravo, tu sei bravo: puoi farlo’. E’ lusinghiero, e con le lusinghe ci ammorbidisce. Fa così. E poi, noi cadiamo nella trappola”.



Il Signore, ha proseguito Papa Francesco, ci chiede di rimanere pecorelle, perché se uno lascia di essere pecorella, allora non si ha “un pastore che ti difenda e cadi nelle mani di questi lupi”:



“Voi potete fare la domanda: ‘Padre, qual è l’arma per difendersi da queste seduzioni, da questi fuochi d’artificio che fa il principe di questo mondo?, da queste lusinghe?’. L’arma è la stessa arma di Gesù: la Parola di Dio - non dialogare - ma sempre la Parola di Dio e poi l’umiltà e la mitezza. Pensiamo a Gesù, quando gli danno quello schiaffo: che umiltà, che mitezza! Poteva insultarlo, no? Soltanto una domanda, mite e umile. Pensiamo a Gesù nella sua Passione. Il suo Profeta dice: ‘Come una pecora che va al mattatoio’. Non grida, niente: l’umiltà. Umiltà e mitezza. Queste sono le armi che il principe del mondo e lo spirito del mondo non tollera, perché le sue proposte sono proposte di potere mondano, proposte di vanità, proposte di ricchezze male acquisite, sono proposte così”.



Oggi, ha proseguito, “Gesù ci fa pensare a quest’odio che ha il mondo contro di noi, contro i seguaci di Gesù”. Ci odia, ha riaffermato, “perché Lui ci ha salvati, ci ha riscattati”. E pensiamo alle “armi per difenderci”, ha aggiunto: rimanere sempre pecorelle, “perché così abbiamo un pastore, ed essendo pecorelle siamo miti e umili”. Infine, l’invocazione alla Madonna affinché “ci aiuti a diventare umili e miti nella strada di Gesù”.

02 mayo 2013

Ratzinger torna a vivere in Vaticano | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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Sarà papa Francesco ad accogliere questo pomeriggio il Pontefice emerito Benedetto XVI al suo arrivo da Castel Gandolfo in Vaticano, nella nuova residenza del monastero Mater Ecclesiae. Lo comunica la Prefettura della Casa Pontificia. L'incontro tra i due Papi, il secondo dopo quello a Castel Gandolfo del 23 marzo scorso, è previsto intorno alle 16.50. Ratzinger, che dopo due mesi lascia la residenza sui Colli Albani, arriverà in Vaticano in elicottero. Bergoglio lo attenderà presso l'ex convento.



All'eliporto vaticano, Benedetto XVI sarà accolto dal decano del Collegio cardinalizio Angelo Sodano, dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, dal sostituto mons. Angelo Becciu, dal segretario per i Rapporti con gli Stati mons. Dominique Mamberti, dal presidente del Governatorato card. Giuseppe Bertello e dal segretario del Governatorato mons. Giuseppe Sciacca.



Papa Francesco lo accoglierà invece all'ingresso del monastero Mater Ecclesiae. Il piccolo ex convento, che si sviluppa su quattro piani di cui uno interrato, in questi mesi ha subito lavori di ristrutturazione proprio in attesa di diventare la residenza del Papa emerito. È dotato di ascensore, per cui l'86/enne Ratzinger, che abiterà al primo piano, potrà muoversi senza problemi. La struttura ha anche una camera per gli ospiti che sarà sempre a disposizione del fratello di Benedetto XVI, mons. Georg.



Il Papa emerito risiederà al Mater Ecclesiae insieme a mons. Georg Gaenswein, suo ex segretario e ora prefetto della Casa Pontificia, e alle quattro "memores domini" che si occupano delle mansioni domestiche. Non vi alloggerà invece la segretaria Birgit Wansing. Il diacono fiammingo che nell'ultimo periodo era stato messo al fianco di Ratzinger a Castel Gandolfo per i molteplici impegni di Gaenswein in Vaticano, invece, termina il suo servizio con oggi.

27 abril 2013

«Il cristiano sia umile ma non tema di fare cose grandi» | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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Il Papa ha presieduto questa mattina, nella Domus Sanctae Marthae, la Messa nella Festa di San Marco Evangelista: lo stile dell’annuncio cristiano – ha detto nell’omelia – è umile ma nello stesso tempo non ha paura di operare cose grandi. Presenti alcuni membri della Segreteria del Sinodo dei Vescovi, accompagnati dal segretario generale mons. Nikola Eterović, e un gruppo di agenti della Gendarmeria Vaticana.



Il centro dell’omelia del Papa il brano del Vangelo di San Marco in cui si racconta l’Ascensione di Gesù. Il Signore, prima di salire al Cielo, invia gli apostoli ad annunciare il Vangelo: “fino alla fine del mondo” – dice – non soltanto a Gerusalemme o in Galilea:



“No: in tutto il mondo. L’orizzonte … l’orizzonte grande … E come si può vedere, questa è la missionarietà della Chiesa. La Chiesa va avanti con questa predicazione a tutti, a tutto il mondo. Ma non va avanti da sola: va con Gesù. ‘Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro’. Il Signore lavora con tutti coloro che predicano il Vangelo. Questa è la magnanimità che i cristiani devono avere. Un cristiano pusillanime non lo si capisce: è proprio della vocazione cristiana, questa magnanimità: sempre di più, sempre di più, sempre di più, sempre avanti”.



La prima Lettera di San Pietro – sottolinea il Papa – definisce lo stile cristiano della predicazione, che è quello dell’umiltà:

“Lo stile della predicazione evangelica va su questo atteggiamento: l’umiltà, il servizio, la carità, l’amore fraterno. ‘Ma … Signore, noi dobbiamo conquistare il mondo!’. Quella parola, conquistare, non va. Dobbiamo predicare nel mondo. Il cristiano non deve essere come i soldati che quando vincono la battaglia fanno piazza pulita di tutto”.



Il cristiano – prosegue il Papa – “annuncia il Vangelo con la sua testimonianza, più che con le parole”. E con una duplice disposizione, come dice San Tommaso d’Aquino: un animo grande che non si spaventa delle cose grandi, di andare avanti verso orizzonti che non finiscono, e l’umiltà di tenere conto delle cose piccole. “Questo è divino – ha osservato - è come una tensione tra il grande e il piccolo” e la “missionarietà cristiana” procede “per questa strada”.



Il Vangelo di San Marco – conclude il Papa – finisce con “una frase bellissima” laddove si dice che Gesù agiva con i discepoli, confermando “la Parola con i segni che l’accompagnavano”.



“Quando noi andiamo con questa magnanimità e anche con questa umiltà, quando noi non ci spaventiamo delle cose grandi, di quell’orizzonte, ma prendiamo anche le cose piccole – l’umiltà, la carità quotidiana – il Signore conferma la Parola. E andiamo avanti. Il trionfo della Chiesa è la Risurrezione di Gesù. Ma c’è la Croce, prima. Chiediamo oggi al Signore di diventare missionari nella Chiesa, apostoli nella Chiesa ma con questo spirito: una grande magnanimità e anche una grande umiltà. Così sia”.


15 abril 2013

Oggi una Chiesa di martiri «Cristiani vittime di calunnie» | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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«La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone», perché «nasce dall’odio, e chi fa l’odio è Satana». E' la riflessione che il Papa ha svolto nell’omelia della Messa presieduta nella cappella della casa Santa Marta, alla presenza, fra gli altri, di personale dei Servizi telefonici e dell’Ufficio Internet vaticano.



Il Pontefice ha invitato a pregare per i tanti martiri che anche oggi sono falsamente accusati, perseguitati e uccisi in odio alla fede. Dal primo martire, Stefano, a oggi, ha fatto notare papa Francesco, numerosissimi sono gli esempi di chi ha testimoniato il Vangelo con estremo coraggio.



«Ma il tempo dei martiri non è finito», ha assicurato il Papa, secondo il quale «anche oggi possiamo dire, in verità, che la Chiesa ha più martiri che nel tempo dei primi secoli. La Chiesa ha tanti uomini e donne che sono calunniati, che sono perseguitati, che sono ammazzati in odio a Gesù, in odio alla fede: questo è ammazzato perché insegna catechismo, questo viene ammazzato perché porta la croce. Oggi, in tanti Paesi, li calunniano, li perseguono. Sono fratelli e sorelle nostri che oggi soffrono, in questo tempo dei martiri».



Nel finale l'invocazione alla Vergine: «Noi preghiamo la Madonna che ci protegga, e nei tempi di turbolenza spirituale il posto più sicuro è sotto il manto della Madonna. E’ la mamma che cura la Chiesa. E in questo tempo di martiri, è lei un po’ – non so se si dice così, in italiano – la protagonista, la protagonista della protezione: è la mamma. (…) Diciamole con fede: “Sotto la tua protezione, Madre, è la Chiesa. Cura la Chiesa”».

27 marzo 2013

Il Papa: Gesù non ha una casa perché la sua casa è la gente | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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«Fratelli e sorelle buon giorno sono lieto di accogliervi in questa mia prima Udienza Generale. Con grande riconoscenza e venerazione raccolgo il testimone dalle mani del mio amato Predecessore». Con queste parole Papa Francesco ha aperto in piazza San Pietro la sua prima Udienza generale. «Dopo la Pasqua riprenderemo le catechesi per l'Anno della Fede» mentre la catechesi di oggi è incentrata sulla Settimana Santa. Con la Domenica delle Palme abbiamo iniziato questa Settimana – centro di tutto l’Anno Liturgico – in cui accompagniamo Gesù nella sua Passione, Morte e Risurrezione».



Quindi ha proseguito: «Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione? Nella sua missione terrena, Gesù ha percorso le strade della Terra Santa; ha chiamato dodici persone semplici perché rimanessero con Lui, condividessero il suo cammino e continuassero la sua missione; le ha scelte tra il popolo pieno di fede nelle promesse di Dio. Ha parlato a tutti, senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ai potenti e ai deboli; ha portato la misericordia e il perdono di Dio; ha guarito, consolato, compreso; ha dato speranza; ha portato a tutti la presenza di Dio che si interessa di ogni uomo e ogni donna, come fa un buon padre e una buona madre verso ciascuno dei suoi figli. Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo, lui si muove verso di noi. Gesù ha vissuto le realtà quotidiane della gente più comune: si è commosso davanti alla folla che sembrava un gregge senza pastore; ha pianto davanti alla sofferenza di Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro; ha chiamato un pubblicano come suo discepolo; ha subito anche il tradimento di un amico. In Lui Dio ci ha dato la certezza che è con noi, in mezzo a noi. «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Gesù non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio».



Il Papa ha detto quindi che nella Settimana Santa “ viviamo il vertice di questo cammino, di questo disegno di amore che percorre tutta la storia dei rapporti tra Dio e l’umanità. Gesù entra in Gerusalemme per compiere l’ultimo passo, in cui riassume tutta la sua esistenza: si dona totalmente, non tiene nulla per sé, neppure la vita. Nell’Ultima Cena, con i suoi amici, condivide il pane e distribuisce il calice “per noi”. Il Figlio di Dio si offre a noi, consegna nelle nostre mani il suo Corpo e il suo Sangue per essere sempre con noi, per abitare in mezzo a noi. E nell’orto degli Ulivi, come nel processo davanti a Pilato, non oppone resistenza, si dona; è il Servo sofferente preannunciato da Isaia che spoglia se stesso fino alla morte (cfr Is 53,12)”. “Gesù – ha detto - non vive questo amore che conduce al sacrificio in modo passivo o come un destino fatale; certo non nasconde il suo profondo turbamento umano di fronte alla morte violenta, ma si affida con piena fiducia al Padre. Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all’amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Sulla croce Gesù «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Ciascuno di noi può dire: 'Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me'. Ciascuno può dire questo 'per me'”.



Poi si chiede: “Che cosa significa tutto questo per noi? Significa che questa è anche la mia, la tua, la nostra strada. Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore, vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi - come dicevo domenica scorsa - per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!”.

04 noviembre 2012

«L'immortalità a cui aspiriamo è la comunione con Dio» | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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"L'essere umano di ogni epoca cerca uno spiraglio di luce che faccia sperare, che parli ancora di vita, e anche la visita alle tombe esprime questo desiderio. Ma come rispondiamo noi cristiani alla questione della morte? Rispondiamo con la fede in Dio, con uno sguardo di solida speranza che si fonda sulla Morte e Risurrezione di Gesù Cristo. Allora la morte apre alla vita, a quella eterna, che non è un infinito doppione del tempo presente, ma qualcosa di completamente nuovo". Queste le parole di Benedetto XVI pronunciate nell'omelia della messa, celebrata questa mattina nella Basilica Vaticana, in suffragio dei cardinali e dei vescovi morti nel corso dell'ultimo anno. "La fede - ha proseguito il Papa - ci dice che la vera immortalità alla quale aspiriamo non è un'idea, un concetto, ma una relazione di comunione piena con il Dio vivente: è lo stare nelle sue mani, nel suo amore, e diventare in Lui una cosa sola con tutti i fratelli e le sorelle che Egli ha creato e redento, con l'intera creazione. La nostra speranza allora riposa sull'amore di Dio che risplende nella Croce di Cristo e che fa risuonare nel cuore le parole di Gesù al buon ladrone: 'Oggi con me sarai nel paradiso' (Lc 23,43). Questa è la vita giunta alla sua pienezza: quella in Dio; una vita che noi ora possiamo soltanto intravedere come si scorge il cielo sereno attraverso la nebbia".

01 noviembre 2012

Il Papa: «Nei santi  la vittoria dell'amore sulla morte» | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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Credere fortemente nella vita eterna, sentirci in vera comunione con i nostri cari defunti: sono le due grazie che chiede papa Benedetto XVI celebrando la festività di Ognissanti e alla vigilia della commemorazione dei defunti che si celebra domani.



All'Angelus, recitato dal palazzo Apostolico, il pontefice spiega che "nella festa di oggi, noi pregustiamo la bellezza di questa vita di totale apertura allo sguardo d'amore di Dio e dei fratelli, in cui siamo certi di raggiungere Dio nell'altro e l'altro in Dio. Con questa fede piena di speranza, noi veneriamo tutti i santi e ci prepariamo a commemorare domani i fedeli defunti. Nei santi vediamo la vittoria dell'amore sull'egoismo e sulla morte", sottolinea Joseph Ratzinger. Inoltre, spiega ancora il Papa, "vediamo che seguire Cristo porta alla vita, alla vita eterna. E dà senso al presente, a ogni attimo che passa, perché lo riempie d'amore e di speranza. Solo la fede nella vita eterna - sottolinea Benedetto XVI - ci fa amare veramente la storia e il presente, ma senza attaccamenti, nella libertà del pellegrino che ama la terra perché ha il cuore in Cielo".



La solennità di Ognissanti, osserva ancora il Papa, " ci fa riflettere sul duplice orizzonte dell'umanità, che esprimiamo simbolicamente con le parole 'terra' e 'cielo': la terra rappresenta il cammino storico; il cielo l'eternità, la pienezza della vita in Dio". Così, "questa festa ci fa pensare alla Chiesa nella sua duplice dimensione: la Chiesa in cammino nel tempo e quella che celebra la festa senza fine, la Gerusalemme celeste. Queste due dimensioni sono unite dalla realtà della comunione dei santi: una realtà che comincia quaggiù sulla terra e raggiunge il suo compimento in Cielo. Essere cristiani, far parte della Chiesa significa aprirsi a questa comunione, come un seme che si schiude nella terra morendo e germoglia verso l'alto, verso il cielo". Santi, sottolinea Benedetto XVI, sono "quelli che la Chiesa proclama tali, ma anche tutti i santi e le sante che solo Dio conosce, e che oggi pure celebriamo". Tutti "hanno vissuto intensamente questa dinamica. In ciascuno di loro, in modo molto personale, si è reso presente Cristo, grazie al suo Spirito che opera mediante la Parola e i Sacramenti. Infatti, l'essere uniti a Cristo, nella Chiesa, non annulla la personalità, ma la apre, la trasforma con la forza dell'amore e le conferisce, già qui sulla terra, una dimensione eterna. In sostanza, significa diventare conformi all'immagine del Figlio di Dio, realizzando il progetto di Dio che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza".

30 agosto 2012

Il Papa: la preghiera non è mai tempo perso  | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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"La preghiera non è tempo perso, non è sottrarre tempo alle attività, anche a quelle apostoliche". Lo ha detto il Papa nell'Udienza Generale tenuta questa mattina nella gremita piazza della Libertà a Castel Gandolfo, essendo il cortile della residenza estiva in grado di contenere solo fino a 4mila fedeli.



Nei giorni scorsi era stato annunciato che per l'Udienza Generale di oggi Benedetto XVI sarebbe tornato a Roma, in piazza San Pietro, in occasione del raduno dei chierichetti e delle chierichette francesi. E invece gli organizzatori hanno preferito far incontrare i ragazzi (2600) con il Pontefice nel cortile della residenza estiva.



Come a San Giovanni Battista, del quale si celebra oggi il martirio, secondo il Papa anche a noi è richiesto "il coraggio di lasciare che Cristo cresca in noi e sia lui ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni". "Ma - ha avvertito il Pontefice - questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio". "Solo se se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio".



San Giovanni Battista è dunque il modello da seguire per "conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita". E infatti la sua "interiorità così forte, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e per preparare la strada a Gesù nasce "dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza".



In proposito il Pontefice ha osservato che "Giovanni è il dono divino lungamente invocato dai suoi genitori, Zaccaria ed Elisabetta, un dono grande, umanamente insperabile, perchè entrambi erano avanti negli anni ed Elisabetta era sterile, ma nulla è impossibile a Dio e l'annuncio di questa nascita avviene proprio nel luogo della preghiera, al tempio di Gerusalemme, anzi avviene quando a Zaccaria tocca il grande privilegio di entrare nel luogo più sacro del tempio per fare l'offerta dell'incenso al Signore".



"Anche la nascita del Battista - ha continuato Papa Ratzinger - è segnata dalla preghiera: il canto di gioia, di lode e di ringraziamento che Zaccaria eleva al Signore e che recitiamo ogni mattina nelle Lodi, il 'Benedictus', esalta l'azione di Dio nella storia e indica profeticamente la missione del figlio Giovanni: precedere il Figlio di Dio fattosi carne per preparargli le strade".



Secondo il Papa, "l'esistenza intera del Precursore di Gesù è alimentata dal rapporto con Dio, in particolare il periodo trascorso in regioni deserte che sono luogo della tentazione, ma anche luogo in cui l'uomo sente la propria povertà perché privo di appoggi e sicurezze materiali, e comprende come l'unico punto di riferimento solido rimane Dio stesso. Ma Giovanni Battista non è solo uomo di preghiera, di contatto permanente con dio, ma anche una guida nel rapporto con Dio. L'Evangelista Luca riportando la preghiera che Gesù insegna ai discepoli, il 'Padre nostro', annota che la richiesta viene formulata con queste parole: 'Signore insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepolì".

22 agosto 2012

Il Papa: invocare la Vergine nei momenti bui dell'esistenza | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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"Nella serenità o nel buio dell'esistenza, noi ci rivolgiamo a Maria affidandoci alla sua continua intercessione, perché dal Figlio ci possa ottenere ogni grazia e misericordia necessarie per il nostro pellegrinare lungo le strade del mondo". Benedetto XVI ha commentato così l'odierna festa di "Maria Regina" che cade, ha spiegato all'Udienza Generale tenuta per 4mila fedeli nel cortile della residenza estiva di Castel Gandolfo, "a otto giorni dalla solennità dell'Assunzione per sottolineare lo stretto legame tra la regalità di Maria e la sua glorificazione in anima e corpo accanto al suo Figlio".



"Cari amici - ha poi concluso rivolgendosi ai fedeli presenti all'appuntamento del mercoledì - la devozione alla Madonna è un elemento importante della vita spirituale. Nella nostra preghiera non manchiamo di rivolgerci fiduciosi a Lei. Maria non mancherà di intercedere per noi presso il Figlio. Guardando a Lei, imitiamone la fede, la disponibilità piena al progetto d'amore di Dio, la generosa accoglienza di Gesù: Maria è la Regina del cielo vicina a Dio, ma è anche la madre vicina ad ognuno di noi, che ci ama e ascolta la nostra voce".



In proposito il Papa teologo ha citato il Concilio che nella Costituzione dogmatica Lumen gentium afferma: "Maria fu assunta alla gloria celeste e dal Signore esaltata come Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata al suo Figlio". "Qui - ha osservato Joseph Ratzinger - sta la radice della festa odierna: Maria è Regina perché associata in modo unico con il suo Figlio, sia nel cammino terreno, sia nella gloria del Cielo: è Madre del Signore, del Re dei re e ci indica Gesù quale vita, salvezza e speranza nostra".



"Otto volte, dopo la preghiera del santo Rosario, è implorata - ha ricordato ancora il Pontefice - nelle litanie lauretane come Regina degli Angeli, dei Patriarchi, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri, dei Confessori, delle Vergini, di tutti i Santi e delle Famiglie. Il ritmo di queste antiche invocazioni e preghiere quotidiane come la Salve Regina, ci aiutano a comprendere che la Vergine Santa, quale Madre nostra accanto al Figlio Gesù nella gloria del Cielo, è con noi sempre, nello svolgersi quotidiano della nostra vita".

10 agosto 2012

«L'etica della vita fondamento della solidarietà sociale» | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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"Sui princìpi di fondo non si può mercanteggiare", e la Chiesa (che "non vuole rivendicare primati o titoli"), "fa il suo dovere accanto alla gente e dà loro voce: ai poveri, alle giovani generazioni, agli anziani e ai malati", e "alla famiglia, che ha sempre più bisogno di vera considerazione e concreti sostegni"; e anche oggi "ascolta l'ansia dei lavoratori che sono in apprensione per l'occupazione" e "di tanti giovani che non riescono ad entrare nella società che produce".



Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nell'omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo in occasione della festa del patrono del capoluogo ligure, sottolinea che "l'etica della vita e della famiglia non sono la conseguenza ma il fondamento della giustizia e della solidarietà sociale", e indica la strada dell'annuncio cristiano. La testimonianza, e la parola, che "illumina il perché di uno stile controcorrente non per singolarità o smania eccentrica, ma per fedeltà al Vangelo". Il martirio di Lorenzo "è profezia", prosegue il presidente della Cei, perché "annuncia una verità che è al di sopra". Ecco che, allora come oggi, il ruolo dei cristiani è quello di essere "lievito nella società, consapevoli di aver ricevuto un giacimento inesauribile di visione e di valori religiosi, umani e culturali". I "grandi statisti cattolici che l'Italia ricorda" hanno messo a servizio "non di se stessi ma del bene comune un'alta caratura intellettuale, spirituale e dottrinale formata alla luce del Magistero sociale della Chiesa, senza reticenze o complessi, avendo ben chiara la fisionomia e la distinzione tra i diversi problemi e i diversi livelli". Il martirio di Lorenzo, ancora oggi, continua ad avere rilevanza, e - conclude il presidente della Cei - con la luce che brilla dalla fede e illumina la ragione "il cristiano può affrontare serenamente le sfide dei nostri giorni come di altre epoche".

04 agosto 2012

Montini, trovato il diario del suo viaggio in Africa | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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Primo cardinale europeo a visitare il Continente nero e primo Papa ad indirizzare un documento ai popoli dell'Africa, Giovanni Battista Montini viene ricordato per questo suo aspetto meno noto, sulle pagine dell'Osservatore romano, a 34 anni dalla morte, avvenuta a Castelgandolfo il 6 agosto del '78.



Nell'articolo di Eliana Versace "Il diario africano di Montini" il giornale vaticano dà notizia del ritrovamento di un inedito dell'arcivescovo di Milano nel Fondo Montini, presso l'archivio storico della diocesi di Milano. Si tratta di "un personale diario del viaggio africano, compilato a mano su una trentina di piccole pagine sciolte", in cui colui che dopo circa un anno sarebbe diventato Paolo VI racconta l'incontro con i popoli africani. "Il cardinale Giovanni Battista Montini, - racconta il giornale vaticano - intraprese il più lungo viaggio del suo episcopato, attraversando diversi Paesi dell'Africa e sostando in Rhodesia, Sud Africa, Nigeria e Ghana. Fu quella la prima volta - se si eccettua la breve sosta di James Francis McIntyre, arcivescovo di Los Angeles, a Lagos, in Nigeria, nel 1954, in occasione del congresso mariano - che un membro del Sacro Collegio si recava, e per così tanto tempo, nelle lontane Nazioni africane e comunque quell'avvenimento, accolto con straordinarie e inattese manifestazioni di entusiasmo dalle popolazioni locali, rappresentò la prima visita di un cardinale europeo nel continente nero".



L'occasione del viaggio, - che doveva essere privato ma fu seguito con grande interesse dalla Santa Sede - fu la visita alla missione ambrosiana di Kariba, nella Rhodesia meridionale, istituita nel '60 dall'arcivescovo di Milano per rispondere alla richiesta di assistenza dei lavoratori lombardi impegnati ad edificare una diga sul fiume Zambesi. Il viaggio fu occasione di incontro sia con i cattolici lombardi al lavoro in Africa, che con i popoli indigeni, e suscitò grande impatto sul futuro Papa. "Nel diario africano - racconta l'Osservatore romano - il porporato aveva appuntato puntigliosamente ogni evento di quei giorni, svelando impressioni e schematizzando, in estrema sintesi, alcuni dei discorsi pronunciati durante le cerimonie africane che non sono stati conservati e dei quali, pertanto, non possediamo i testi".



Al ritorno in Italia, "Montini fu ricevuto a Castel Gandolfo da Giovanni XXIII, che lo trattenne in colloquio per ore, rispondendo ai resoconti del viaggio con 'lunghi e amabili e sapienti commenti sull'ottimismo cristiano e su tante Sue esperienze che ne giustificano le ragioni". Tra le cose che più colpirono l'arcivescovo di Milano c'era il "grande desiderio di cultura riscontrato nel popolo africano". A Papa Montini l'Osservatore romano dedica anche un commento sul discorso tenuto da Paolo VI alle Nazioni Unite, intitolato "Quello stile kennediano che colpì il mondo" e basato su un testo di padre Leonardo Sapienza, nominato oggi dal Papa reggente della Prefettura della Casa Pontificia.

Bertone: Benedetto XVI al lavoro per una nuova enciclica | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

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Per l’anno della fede, il Papa potrebbe pubblicare la sua quarta enciclica. E sicuramente arriverà il terzo volume su Gesù. Ad annunciarlo è stato ieri il il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, in questi giorni in vacanza in Valle d’Aosta. «Il Santo Padre – ha riferito il porporato – ha concluso il suo terzo volume, un manoscritto dedicato a Gesù di Nazaret. È un grande regalo nell’anno della fede. Poi, forse, ci sarà anche l’enciclica». Quindi ha aggiunto: «Leggeremo questo terzo volume con avidità e con grande gusto». Fino ad oggi papa Ratzinger ha scritto ha scritto tre encicliche, la «Deus caritas est», firmata il giorno di Natale del 2005; la «Spe salvi», che porta la data del 30 novembre 2007, e la «Caritas in veritate», del 29 giugno 2009. Si è ipotizzato che dopo quella sulla carità e quella sulla speranza, Benedetto XVI voglia dedicare un’enciclica alla fede, completando così una sorta di trilogia sulle tre virtù teologali.



Il cardinale Bertone non ha detto l’argomento dell’enciclica, ma un documento sulla fede sarebbe in sintonia con l’Anno della fede, appunto, che prenderà il via il prossimo autunno, in occasione dei 50 anni del Concilio Vaticano II. E sempre in autunno dovrebbe essere edita la terza parte del libro «Gesù di Nazaret», sui Vangeli dell’infanzia. Bertone ha parlato a margine della Messa celebrata ieri sera a Introd, località in cui Giovanni Paolo II passò numerosi dei suoi soggiorni estivi extra Castel Gandolfo e in cui ha trascorso il suo periodo di risposo anche Benedetto XVI. Nel corso dell’omelia il segretario di Stato vaticano ha indicato nella parabola evangelica del Buon pastore l’esempio da seguire per chi governa. Il porporato si è riferito alla parabola ed alla figura del vescovo Eusebio di Vercelli, nei giorni in cui ne ricorre la festa, per delineare il profilo di chi «governa con senso di responsabilità, a differenza del mercenario che svolge un mestiere. Governare significa prendersi cura, prendere le difese dei deboli, dei bisognosi, e nell’immagine del "buon pastore" far risplendere la regalità di Cristo. In Cristo anche il vescovo detiene l’autorità sul popolo a lui affidato, e questa è un dovere, un debito, è un ministero verso gli altri, per condurli alla pienezza di vita e di libertà voluta da Dio per l’uomo sua creatura». Il cardinale Bertone ha parlato del vescovo Eusebio, mostrandone la straordinaria attualità: annunciò il Vangelo ovunque, «affrontò viaggi durissimi, pericoli, incomprensioni e persecuzioni dei nemici» e formò buoni sacerdoti. L’esempio di Eusebio deve ispirarci oggi, ha detto il cardinale Bertone, alla vigilia dell’Anno della fede. Nella nuova evangelizzazione «dobbiamo saper riconoscere tutta la carica di fiducia che Dio dà a noi oggi, nel volerci annunciatori del Vangelo in mezzo alla nostra gente».

22 julio 2012

Il Papa a Frascati: predicare la giustizia contro gli applausi | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page



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Il dovere degli apostoli "è predicare la giustizia anche contro gli applausi, anche contro il potere umano", e l'annuncio di Cristo è per la verità, non per il consenso. Considerazioni a braccio del Papa, nella messa che celebra a Frascati, quando parla del fatto che i discepoli possono anche essere "rifiutati e perseguitati". Chi è rifiutato "scuote la polvere dai calzari", in segno di "distacco morale e materiale": morale, perché l'annuncio è stato dato, e materiale, perché "non vogliamo nulla per noi".



Parole chiare che dicono qualcosa sulla riflessione di Benedetto XVI in questi primi giorni di vacanza, nell'estate della crisi di Vatileaks. Come quelle sullo stile di Gesù verso i Dodici: non disdegna l'aiuto degli altri, anche se sono limitati o deboli, non li disprezza, ma conferisce loro la dignità di suoi inviati. I discepoli a loro volta non devono "essere attaccati al denaro e alle comodità". L'omelia che papa Ratzinger ha preparato per l'incontro con i frascatani - primo pontefice in visita dopo quasi 32 anni, da quella di Wojtyla l'8 settembre del 1980 - spazia dal modo di Gesù di chiamare a sé i Dodici e di fare loro un "tirocinio" di amore, alla responsabilità dei laici secondo l'insegnamento di Paolo VI, ai documenti del Concilio come ricchezza per le nuove generazioni, in vista dell'Anno della fede, che partirà in ottobre con l'obiettivo della nuova evangelizzazione.



Il Papa ricorda anche che "la verginità per il Regno di Dio e il matrimonio sono entrambe vocazioni a cui rispondere con e per tutta la vita". Una omelia ampia, che Benedetto XVI interrompe a braccio in due punti: le considerazioni sulla Chiesa che non cerca applausi e un affettuoso apprezzamento per il vescovo di Frascati Raffaello Martinelli, che fu al suo fianco quando era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.



Partecipò ai lavori per il nuovo catechismo, ha ricordato il Papa, e per questo "in questa grande sinfonia della Chiesa anche la sua voce è molto presente". "Sinfonia" è una delle parole chiave di papa Ratzinger anche in questo periodo estivo. Ha parlato di sinfonia della pace nel concerto in suo onore diretto dal maestro Baremboin a Castelgandolfo, alla presenza del presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, eseguito da una orchestra israelo-palestinese. Oggi insiste sulla sinfonia nell'azione della Chiesa, con parole analoghe a quelle pronunciate il 23 maggio nella Emilia terremotata. Sinfonia rimanda a armonizzazione di diversi ed opposti, unità. E anche la messa nella cittadina laziale si conclude con un appello alla unità delle comunità e della Chiesa: "vogliatevi bene tra voi, siate fratelli, e sull'esempio di Filippo e Giacomo, compite opere di carità".



Alla carità ha incitato il vescovo Martinelli, impegnando la diocesi a raccogliere offerte per la carità del Papa. Di solidarietà e bene comune ha parlato nel suo saluto a Benedetto XVI il sindaco Stefano Di Tommaso. Per il Papa a Frascati si sono mobilitati una folla festosa e tutti i sindaci dei comuni della zona, e i presidenti di Regione Lazio e Provincia di Roma, Renata Polverini e Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ad accogliere papa Ratzinger in questa visita italiana il ministro della Cooperazione Andrea Riccardi, che, ha ricordato Di Tommaso, di Frascati è cittadino onorario. E c'è anche il segretario di Stato Tarcisio Bertone, che di Frascati è vescovo titolare dal 2008. Durante l'Angelus, tornato a Castelgandolfo, il Papa invita invece ad imitare l'esempio di Francesco e Bonaventura: è grazie alla imitazione di Cristo che l'opera della Chiesa progredisce sempre.

04 julio 2012

Il viaggio in Libano di Benedetto XVI, tre giorni nel cuore del Medio Oriente | Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page



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Un viaggio breve ma di grande significato sia politico che religioso è quello che attende Benedetto XVI in Libano dal 14 al 16 settembre prossimi, in occasione della firma e della pubblicazione dell'esortazione apostolica post-Sinodo per il Medio Oriente. La sala stampa vaticana ha diffuso oggi il programma del viaggio apostolico, che in tre giorni prevede sette discorsi del Pontefice. Durante la visita, la cui preparazione procede regolarmente nonostante la situazione di guerra civile nella vicina Siria, il Papa incontrerà i vertici politici del Paese mediorientale e anche i leader religiosi, compresi quelli delle comunità musulmane. La partenza è prevista alle 9.30 di venerdì 14 dall'aeroporto di Roma-Ciampino per Beirut, dove all'aeroporto internazionale Rafiq Hariri alle 13.45 locali ci sarà la cerimonia di benvenuto. Alle 18.00, ad Harissa, Ratzinger visiterà la basilica di San Paolo, dove firmerà l'esortazione apostolica post-sinodale. La mattina di sabato 15, alle 10.00, Benedetto XVI si recherà in visita al presidente della Repubblica Michel Suleiman, incontrando anche il presidente del Parlamento e il presidente del Consiglio dei ministri Najib Mikati. Quindi, sempre nel Palazzo presidenziale di Baabda, incontrerà alle 10.50 il capi delle comunità religiose musulmane, e alle 11.15 i membri del governo, delle istituzioni dello Stato, il corpo diplomatico, i capi religiosi e i rappresentanti del mondo della cultura. Una pausa sarà rappresentata, alle 13.30 a Bzommar, dal pranzo con i patriarchi e i vescovi del Libano e con i membri del Consiglio speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi. Quindi nel pomeriggio, a Bkerkè, incontro alle 18.00 con i giovani, nel piazzale antistante il Patriarcato maronita. La giornata finale del viaggio apostolico, domenica 16 settembre, prevede la messa del Papa alle 10.00 al Beirut City Center Waterfront, con la consegna dell'esortazione post-sinodale, seguita dalla recita dell'Angelus. Quindi nel pomeriggio il congedo dalla Nunziatura ad Harissa (dove il Papa alloggerà nei tre giorni), e alle 17.15 a Charfet un incontro ecumenico nel salone d'onore del Patriarcato siro-cattolico. Alle 18.30 cerimonia di congedo nell'aeroporto di Beirut, prima della partenza per Roma alle 19.00. con arrivo alle 21.40 a Ciampino.