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14 abril 2013

«Dio ci salvi  dal trionfalismo» | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



Alle sequela di Cristo si cammina con perseveranza e senza trionfalismi. Lo ha affermato questa mattina papa Francesco, nella Messa celebrata alla Casa Santa Marta, alla presenza del personale della Farmacia, della Profumeria vaticane, della Libreria editrice vaticana, guidato dal direttore don Giuseppe Costa.



Quando Dio tocca il cuore di una persona, dona una grazia che vale una vita, non compie una “magia” della durata di un attimo. Nella sua omelia, papa Francesco ritorna al clima di agitazione immediatamente successivo alla morte di Gesù, quando i comportamenti e la predicazione degli Apostoli finiscono nel mirino di farisei e dottori della legge.

Il Papa riprende le parole di Gamaliele, citate negli Atti degli Apostoli, un fariseo che mette in guardia il Sinedrio dall’attentare alla vita dei Discepoli di Cristo, poiché – ricorda – in passato il clamore suscitato da profeti rivelatisi falsi si era presto dissolto assieme ai loro proseliti. Il suggerimento di Gamaliele è di attendere e vedere cosa avverrà dei seguaci del Nazareno. Questo, osserva papa Francesco, «è un consiglio saggio anche per la nostra vita, perché il tempo è il messaggero di Dio: Dio ci salva nel tempo, non nel momento. Qualche volta fa i miracoli, ma nella vita comune ci salva nel tempo», ci salva «nella storia», nella «storia personale» di ciascuno.

Quindi, con arguzia, il Papa soggiunge: il Signore non si comporta «come una fata con la bacchetta magica: no».

Al contrario, dona «la grazia e dice, come diceva a tutti quelli che Lui guariva: “Va, cammina”. Lo dice anche a noi: “Cammina nella tua vita, dai testimonianza di tutto quello che il Signore fa con noi”».



A questo punto, Papa Francesco nota «una grande tentazione» che si annida nella vita cristiana, «quella del trionfalismo». «E’ una tentazione – afferma – che anche gli Apostoli hanno avuto». L’ha avuta Pietro quando assicura solennemente che non rinnegherà il suo Signore. O il popolo dopo aver assistito alla moltiplicazione dei pani. «Il trionfalismo – asserisce il Pontefice – non è del Signore. Il Signore è entrato sulla Terra umilmente: ha fatto la sua vita per 30 anni, è cresciuto come un bambino normale, ha avuto la prova del lavoro, anche la prova della Croce. Poi, alla fine, è risorto». Dunque, prosegue, «il Signore insegna che nella vita non è tutto magico, che il trionfalismo non è cristiano».



La vita del cristiano è fatta di una normalità vissuta però con Cristo, ogni giorno: «Questa – esorta Papa Francesco – è la grazia che dobbiamo chiedere: quella della perseveranza. Perseverare nel cammino del Signore, fino alla fine, tutti i giorni». «Che il Signore – conclude – ci salvi dalle fantasie trionfalistiche». «Il trionfalismo non è cristiano, non è del Signore. Il cammino di tutti i giorni, nella presenza di Dio, quella è la strada del Signore».

11 abril 2013

«Sulla strada di Cristo per essere liberi e felici» | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



Ascoltare Dio ci rende liberi e ci dona quella felicità che «le proposte del mondo» non possono garantire. E’ la riflessione, riportata dalla Radio Vaticana, svolta da papa Francesco nella Messa presieduta nella Cappellina della Casa Santa Marta alla presenza di alcuni dipendenti dell’Osservatore Romano.



«Obbedire a Dio – ha affermato il Papa - è ascoltare Dio, avere il cuore aperto per andare sulla strada che Dio ci indica. L’obbedienza a Dio è ascoltare Dio. E questo ci rende liberi». Obbedire al Signore significa ascoltare la sua voce, come ha fatto Pietro, che, rivolgendosi ai farisei e agli scribi, ha detto: “Io faccio quello che mi dice Gesù, non quello che voi volete che io faccia”. «Nella nostra vita - ha aggiunto Papa Francesco - sentiamo anche cose che non vengono da Gesù, che non vengono da Dio». «Le nostre debolezze, a volte, ci portano su quella strada» o in un altro percorso – ha aggiunto – che prevede un duplice orientamento, una sorta di «doppia vita», alimentata da «quello che ci dice Gesù» e da «quello che ci indica il mondo». Ma cosa succede - ha chiesto il Pontefice - quando ascoltiamo Gesù? A volte quelli che fanno l’altra proposta, legata alle cose del mondo, «si infuriano» e la strada finisce nella persecuzione. Molti ascoltano quello che Gesù chiede loro, tanti sono perseguitati. Molti con la loro vita testimoniano la volontà di obbedire a Dio, di percorrere la strada che Gesù indica loro. E’ questa la meta – ha spiegato Papa Francesco - alla quale oggi la Chiesa ci esorta con questa Liturgia: “Andare per la strada di Gesù”. Si tratta di non sentire le proposte del mondo, “proposte di peccato” o di compromesso che ci allontanano dal Signore. «Questo non ci renderà felici».



L’aiuto per percorrere la strada indicata da Gesù e per obbedire a Dio possiamo trovarlo nello Spirito Santo. «E’ proprio lo Spirito Santo – ha detto il Santo Padre - che ci dà forza per andare», per proseguire lungo questo cammino. Nostro Padre – ha affermato – «ci dà lo Spirito, senza misura, per ascoltare Gesù e andare per la strada di Gesù». Ma dobbiamo essere coraggiosi in questo, chiedere “la grazia del coraggio”, il coraggio di dire: «Signore, sono peccatore, alle volte obbedisco a cose mondane ma voglio obbedire a Te, voglio andare per la Tua strada». «Chiediamo questa grazia di andare sempre per la strada di Gesù. E quando non lo facciamo – ha concluso il Papa - chiediamo perdono: Il Signore ci perdona, perché Lui è tanto buono».

10 abril 2013

«Il Signore ci salva con il suo amore» | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna»: su questa affermazione di Gesù contenuta nel Vangelo proposto dalla liturgia del giorno, il Papa ha svolto la sua breve omelia durante la Messa presieduta nella Cappellina della Casa Santa Marta. Con lui hanno concelebrato il cardinale Angelo Sodano e il cardinale Angelo Comastri, alla presenza di alcuni dipendenti della Fabbrica di San Pietro e del ministro italiano dell’Interno Anna Maria Cancellieri accompagnata dai familiari.



A volte vogliamo salvarci da soli "e crediamo di farcela", basando per esempio le nostre sicurezze sui soldi e pensiamo: "sono sicuro ho dei soldi, tutto si può fare, non c'è problema". Papa Francesco ha fotografato così la situazione di quanti cadono nella tentazione di confidare sulla ricchezza. Altre volte - ha proseguito nell'omelia della messa celebrata questa mattina alla Domus Santa Marta - "pensiamo di salvarci con la vanità, con l'orgoglio di crederci potenti. Anche quello non va". "Mascheriamo - ha osservato - la nostra povertà, i nostri peccati con la vanità, l'orgoglio, ma anche quello finisce".



Per Papa Francesco, "la vera salvezza" sta nella dignità che Dio ci ridona, nella speranza che Cristo ci ha dato nella Pasqua. Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perchè chiunque crede in Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna".



"Il Signore - ha detto il Pontefice nel testo diffuso dalla Radio Vaticana - ci salva con il Suo amore: non ci salva con una lettera, con un decreto, ma ci ha salvato con il suo amore". Un amore così grande che lo spinge ad inviare suo Figlio che "si è fatto uno di noi, ha camminato con noi ? e questo ci salva". Ma - si chiede il Papa - "cosa significa, questa salvezza? Che significa essere salvati?". Significa - spiega - riavere dal Signore "la dignità che abbiamo perduto", la dignità di essere figli di Dio. Significa riavere la speranza.



Questa dignità cresce "fino all'incontro definitivo con Lui. Questa è la strada della salvezza, e questo è bello: lo fa l'amore soltanto. Siamo degni, siamo donne e uomini di speranza. Questo significa essere salvati dall'amore". Ma il problema - ha sottolineato - è che a volte vogliamo salvarci da soli "e crediamo di farcela", basando per esempio le nostre sicurezze sui soldi. Pensiamo a quella parabola del Vangelo, di quell'uomo che aveva il granaio tutto pieno e disse: 'Ne farò un altro per avere di più e poi dormirò tranquillò. E il Signore gli dice: 'Sciocco! Questa sera moriraì. Quella salvezza non va, è una salvezza provvisoria, è anche una salvezza apparente!".



"Facciamo oggi un atto di fede - è stato l'invito del nuovo Papa - 'Signore, io credo. Credo nel Tuo amore. Credo che il Tuo amore mi ha salvato. Credo che il Tuo amore mi ha dato quella dignità che non avevo. Credo che il Tuo amore mi dà la speranza". E "soltanto l'amore di Dio" può dare la vera dignità e la vera speranza. "È bello credere nell'amore - ha concluso Francesco - questa è la verità. È la verità della nostra vita. Facciamo questa preghiera: 'Signore, credo nel Tuo amore. E apriamo il cuore perchè questo amore venga, ci riempia e ci spinga ad amare gli altrì".

08 abril 2013

«L’amore di Dio, per arrivare a noi, prende la strada dell’umiltà» | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



Per un cristiano, «progredire» vuol dire «abbassarsi» lungo la strada dell’umiltà per far risaltare l’amore di Dio. Su questo pensiero, definito la «regola d’oro», papa Francesco ha imperniato l’omelia della Messa di oggi, celebrata nella cappella della “Casa Santa Marta”. Come riporta la Radio Vaticana, alla liturgia hanno preso parte, tra gli altri, alcune Suore della Carità, che hanno rinnovato i voti, il personale del Centro Televisivo Vaticano, i colleghi brasiliani della Radio Vaticana, nonché Arturo Mari, per lunghi anni fotografo dei Papi.



Una strada che sale tanto più si abbassa. È la strada dell’umiltà cristiana, che innalza verso Dio tanto quanto chi la testimonia sa «abbassarsi» per fare spazio alla sua carità. A suggerire questa riflessione a Papa Francesco è stata l’odierna festa liturgica dell’Annunciazione. «La strada che Maria e Giuseppe percorrono fino a Betlemme, per rispettare l’ordine imperiale sul censimento, è – ha detto – una strada di umiltà. È umile Maria, che “non capisce bene” ma “lascia la sua anima alla volontà di Dio”. È umile Giuseppe, che si “abbassa” per portare su di sé la “responsabilità tanto grande” della sposa in attesa del figlio».

«Così è – ha osservato Papa Francesco – tutto l’amore di Dio, per arrivare a noi, prende la strada dell’umiltà». È questo ciò che ha preferito per esprimere il suo amore agli uomini, all’opposto – ha stigmatizzato – degli “idoli forti”, che “si fanno sentire, che dicono: 'qui comando io'”. Invece, ha ripetuto il Pontefice, il nostro Dio – che “non è un Dio finto”, “un Dio di legno, fatto dagli uomini” – “preferisce andare così, per la strada dell’umiltà”. Che è la stessa seguita da Gesù, una strada che si è abbassata fino alla Croce.



Per un cristiano, ha proseguito il Papa, «è questa la regola d’oro”, è “progredire, avanzare e abbassarsi». «Non si può andare su un’altra strada. Se io non mi abbasso – ha insistito – se tu non ti abbassi, non sei cristiano». Tuttavia, «essere umili non significa andare per la strada” con “gli occhi bassi”. Non è stata quella, ha spiegato, l’umiltà di Gesù, né di sua Madre o di Giuseppe. Imboccare la strada dell’umiltà fa sì, ha affermato Papa Francesco, “che tutta la carità di Dio venga su questa strada, che è l’unica che Lui ha scelto: non ne ha scelto un’altra”. Anche il “trionfo della Risurrezione”, ha osservato, segue questa rotta, “il trionfo del cristiano” prende il “cammino dell’abbassarsi”. Chiediamo, ha concluso Papa Francesco, “la grazia dell’umiltà, ma di questa umiltà, che è la strada per la quale sicuramente passa la carità”, perché se non c’è umiltà, l’amore resta bloccato, non può andare».

27 marzo 2013

Benedizione delle famiglie gesto che crea comunità | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por Giacomo Gambassi



Affonda le sue radici nell’eredità del Concilio di Trento la tradizione di benedire le famiglie nel tempo di Quaresima e di Pasqua che, a distanza di quasi cinquecento anni, marca ancora la vita di una parte consistenze delle parrocchie italiane in queste settimane. Quando era nata, la benedizione annuale dei nuclei familiari rappresentava un momento per consolidare la comunità e preservarla dalle correnti ereticali.



Oggi il Benedizionale la definisce un’«occasione preziosa» che i sacerdoti e i loro collaboratori devono avere «particolarmente a cuore» per «avvicinare e conoscere tutte le famiglie» di un territorio. Certo, ha scritto il docente di liturgia e parroco nella diocesi di Alessandria, don Silvano Sirboni, «in un contesto multireligioso come il nostro, segnato da sistemi e ritmi di lavoro che costringono alla mobilità svuotando o quasi durante il giorno interi quartieri, questa attività pastorale trova non poche difficoltà, specie nei centri urbani». Eppure, resta come un punto fermo nelle agende parrocchiali: non solo in quelle dei piccoli paesi ma anche delle grandi città. Che comunque va liberata dal tratto – dominante soprattutto in passato – che riduceva il tutto a un gesto esteriore vicino all’ambito della superstizione. Ecco perché sempre il Benedizionale tiene a precisare che «non si deve fare la benedizione delle case senza la presenza di coloro che vi abitano». Del resto il significato di questa consuetudine può essere compreso dalle parole con cui il sacerdote introduce il rito: «Con la visita del pastore – afferma appena varcato il portone d’ingresso –, è Gesù stesso che entra in questa casa e vi porta la sua gioia e la sua pace». Proprio l’annuncio della «pace» di Cristo è il cuore di questa iniziativa.



Non è un caso che la Chiesa inviti i parroci a considerare «uno dei compiti privilegiati della loro azione pastorale la cura di visitare le famiglie», fedeli al mandato del Signore che ai discepoli raccomandava: «In qualunque casa entriate, prima dite "pace" a questa casa». Ed ecco che il primo saluto del sacerdote è oggi: «Pace a questa casa e ai suoi abitanti». I fondamenti si trovano nella Scrittura. Perché il Dio della liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto e della Risurrezione del suo Figlio «passa» nel luogo principale della vita ordinaria, l’abitazione, per sostenere nel cammino quotidiano. Lo sottolineano anche le intenzioni di preghiera in cui si chiede al Signore di riempire la casa della sua «dolce presenza» con «la potenza dello Spirito». Inoltre l’incontro del presbitero con le famiglie diventa opportunità per un «discreto annuncio del Vangelo». Così il rito unisce la preghiera all’ascolto della Parola che viene proposta attraverso brevi passi biblici. E la benedizione annuale è anche un richiamo a riconosce nel Signore «il principio e il fondamento sul quale si basa e si consolida l’unità della famiglia». Come icona viene indicata quella della Sacra Famiglia nel cui grembo Cristo, insieme con Maria e Giuseppe, «ha santificato la vita domestica». Segno concreto è l’aspersione con l’acqua benedetta. Tanto che, in alcune aree della Penisola, la benedizione delle famiglie continua ad essere chiamata l’«acqua santa». Si tratta di un’occasione per fare memoria del Battesimo con il quale il Signore «aggrega la società domestica alla grande famiglia dello Spirito» e per «rinnovare» l’adesione a Cristo, dice il sacerdote mentre compie il rito. Da ricordare che la benedizione annuale è un impulso a rinsaldare i legami con la parrocchia e a riflettere sul percorso comunitario. Ma vuol essere anche una possibilità per tastare il polso della vita spirituale fra le mura domestiche in modo da individuare le difficoltà e le sfide che una parrocchia è chiamata ad affrontare.

25 marzo 2013

Tremila studenti da tutto il mondo incontreranno papa Francesco | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



Alla sua prima Udienza generale, mercoledì mattina, in piazza San Pietro, papa Francesco saluterà anche i ragazzi di «Univ 2013», l'incontro annuale degli studenti universitari che si svolge a Roma ogni Settimana Santa con l'assistenza spirituale della Prelatura dell'Opus Dei.



Nell'occasione, i 3000 giovani consegneranno al Papa un filmato intitolato «Come vivere la fede a 20 anni», in preparazione della Giornata mondiale della Gioventù del prossimo luglio a Rio De Janeiro.



Provenienti da più di 200 università di tutto il mondo, i ragazzi del Forum «Univ 2013», che è giunto alla 46esima edizione, rifletteranno da oggi al giorno di Pasqua sul tema «Scoprire l'identità umana nel mondo digitale». «Come studenti - ha dichiarato il loro portavoce, Giovanni Vassallo - riceviamo con gioia la chiamata del Papa ad accogliere con affetto e tenerezza l'intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli. Ci ha colpito il suo invito a essere custodi del creato, ci sentiamo chiamati a costruire il mondo di domani».



«L'Univ - ha spiegato inoltre il rappresentante dei giovani ai giornalisti - è un'occasione meravigliosa in cui giovani di tutto il mondo vengono a Roma non tanto per riunirsi in un convegno ma per condividere esperienze e rinnovare il loro desiderio di impegno per la società. Roma è il cuore della cristianità: ciascuno di noi tornerà nel proprio Paese portando questa esperienza di universalità e di fede. Quest'incontro universitario vuole contribuire a superare i pregiudizi: nell'università è possibile un dialogo fra le persone e fra i saperi, tra fede e ragione, tra scienza e rivelazione».



Gli incontri «Univ» sono nati nel 1968 su ispirazione e incoraggiamento di San Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei. Il Forum prevede numerose manifestazioni culturali in vari luoghi di Roma: conferenze, colloqui, mostre, concerti, gruppi di studio, tavole rotonde. Tra gli ospiti delle conferenze di quest'anno Colin Brady, filmaker di Hollywood, Kevin de Souza, scrittore ed esperto di new media di Mumbay (India) e Jeffrey Langan, della Holy Cross College della Università di Notre Dame, Indiana, negli Stati Uniti.



Una delle attività centrali del Convegno è il Forum delle Iniziative sociali, uno spazio dedicato alla presentazione di progetti di volontariato e solidarietà di cui sono protagonisti gli studenti universitari di tutto il mondo a favore dei più poveri nelle periferie delle grandi città universitarie del mondo. I partecipanti faranno anche una raccolta fondi per aiutare alcuni progetti di educazione e formazione in Africa, promossi dalla Onlus Harambee Africa International e portati avanti in paesi come Benin, Kenya, Nigeria e Congo da diverse istituzioni civili e religiose. Coordinati dall'Istituto per la Cooperazione Universitaria di Roma, in questi 45 anni più di 100mila studenti universitari hanno partecipato ai Forum di Univ. E ogni anno i partecipanti sono stati ricevuti dal Pontefice, prima Paolo VI, poi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. L'incontro costituisce un'opportunità per conoscere la città di Roma seguendo le orme della storia della Chiesa sin dai primi secoli.

07 enero 2013

«Siate lievito nella vostra società» Il videomessaggio del Papa ai cattolici cambogiani | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



Benedetto XVI ha rievocato "il periodo di disordini che ha precipitato la Cambogia nel buio" per "sottolineare come il coraggio, la fede e la perseveranza dei pastori e dei tanti vostri fratelli e sorelle cristiani, molti dei quali hanno trovato la morte", rappresenti per quel Paese "una nobile testimonianza alla verità del Vangelo". "Siate certi delle preghiere dei vostri fratelli e sorelle, il cui sangue scorreva nelle risaie", ha affermato in un video messaggio destinato al Congresso "Il Vaticano II e la Chiesa", che si conclude oggi a Phnom Penh.



Organizzato in occasione dell'Anno della Fede, l'incontro ha offerto al Papa l'occasione di recarsi virtualmente, sottolinea Radio Vaticana, "in un posto e in un giorno che per la storia della Cambogia contemporanea, e soprattutto per la piccola Chiesa che vive nel Paese, significano moltissimo, e cioè il luogo dove sorgerà la nuova cattedrale di Phnom Penh, al posto di quella distrutta nel 1975, durante il sanguinario regime dei Khmer Rossi di Pol Pot, del quale oggi si ricorda il 34.mo anniversario della caduta".



"Significativa in questo senso, al termine della Messa conclusiva di oggi, è stata la distribuzione di centinaia di copie dei testi conciliari e del Catechismo tradotti in cambogiano. Un segno di vitalità di una Chiesa che è si solo l'1 per cento della popolazione - a fronte di un 96 per cento di seguaci del buddismo - ma nella quale Benedetto XVI coglie un "dinamismo" dimostrato - dice - dai "numerosi catecumeni" e dai "battesimi di adulti", "un segno felice - sottolinea ancora - della presenza attiva di Dio" nei credenti cambogiani: "Siate lievito nella pasta della vostra società, testimoniando l'amore di Cristo per tutti, la costruzione di vincoli di fraternità con i membri di altre tradizioni religiose e camminando lungo le vie della giustizia e della misericordia".



Ai seminaristi e ai sacerdoti cambogiani Benedetto XVI chiede che l'offerta della loro vita e preghiera sia "fonte di speranza" e di nuove vocazioni. E insieme, auspica che lo zelo dei missionari, religiosi e laici consacrati, di provenienza straniera "porti molti di coloro" da loro serviti e amati "a incontrare Gesù Cristo". E intense sono anche le parole rivolte ai giovani nella fede e a coloro che questo dono non l'hanno ancora: " Cari giovani amici, battezzati nel corso degli ultimi anni, non dimenticate che la Chiesa è la vostra famiglia: essa conta su di voi per testimoniare la vita e l'amore che avete trovato in Gesù. Prego per voi e vi invito a essere discepoli generosi di Cristo. E tutti voi che cercate Dio, perseverate e siate certi che Cristo vi ama e vi offre la sua pace".

03 noviembre 2012

Il Papa in preghiera nelle Grotte Vaticane | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



Nella giornata in cui la Chiesa commemora i defunti, Benedetto XVI ha presieduto questo pomeriggio nelle Grotte Vaticane un momento di preghiera in privato in suffragio dei Pontefici che vi sono sepolti e di tutti i defunti. Ratzinger, a partire dalle 18.00, ha sostato in preghiera dinanzi alle tombe dei Papi. Domani mattina poi, alle 11.30, Benedetto XVI celebrerà nella Basilica Vaticana, all'altare della Cattedra, una messa in suffragio dei cardinali e vescovi morti nel corso dell'anno.

10 octubre 2012

Nuovo sito della Cei per l'accesso digitale ai Catechismi | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



In occasione dell’apertura dell’Anno della Fede, giovedì 11 ottobre arriva www.educat.it , un sito che offre a tutti i navigatori una nuova forma di accesso digitale ai Catechismi, anche in linea con le nuove richieste della didattica di bambini e ragazzi. Il sito presenta tutti i testi dei Catechismi, sia in versione navigabile, sia in versione sfogliabile, le note e – cosa più importante – l’intero apparato sinottico con il Catechismo della Chiesa Cattolica. Oltre ai collegamenti incrociati tra i diversi testi, il sito offre la possibilità di accedere direttamente a tutte le citazioni della Bibbia, sia nella versione CEI del 2008 sia in quella del 1974. I testi sono accessibili mediante navigazione e indice tematico, grazie a un motore di ricerca completo ed esteso a tutti i testi di corredo. Una speciale barra di navigazione consente all’utente di mantenere memoria delle proprie visite, attivare un segnalibro, fare stampe personalizzate. Il sito, integralmente accessibile, può essere consultato attraverso i tablet e sarà presto disponibile anche in forma di APP.

Ideato e realizzato dalla Segreteria Generale della CEI – che l’ha voluto per iniziare idealmente l’Anno della Fede –, ha visto lavorare insieme l'Ufficio Catechistico Nazionale e lo staff del Servizio Informatico/Seed.

Nel presentare il sito, Mons. Mariano Crociata cita le parole di Benedetto XVI, contenute nella lettera apostolica Porta Fidei:



«Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà un'occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia …

Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo Anno».

09 octubre 2012

Giovanni d'Avila, dalla santità di vita dei sacerdoti la via per rinnovare la comunità | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por Michela Coricelli



Visse oltre cinque secoli fa. Ma san Giovanni d’Ávila fu un «grande evangelizzatore» e oggi il suo insegnamento è «incredibilmente attuale», come sottolinea la postulatrice del suo Dottorato, Maria Encarnacion Gonzalez, direttrice dell’Ufficio per le cause dei santi in seno alla Conferenza episcopale spagnola. Oggi il patrono del clero spagnolo diventerà il 34° dottore della Chiesa, il quarto originario di questa terra dopo sant’Isidoro di Siviglia, santa Teresa di Gesù e san Giovanni della Croce.



Nato ad Almodovar del Campo nel 1500, poco dopo l’approdo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo, sentì l’urgenza della missione: il desiderio di evangelizzare quel continente appena «scoperto». Ma l’allora arcivescovo di Siviglia lo fermò: gli chiese, piuttosto, di evangelizzare l’Andalusia. Una terra complessa, nella quale convivevano fedeli delle tre religioni monoteistiche, ma la fede di molti cristiani rischiava di perdersi. Ecco allora la grandezza di un santo che non impone, si apre al dialogo interreligioso e rilancia un messaggio attualissimo: «Dio è amore». Uomo di grande fede, uomo di profonda umanità (come dimostrano le sue scuole per i più poveri), uomo di straordinaria cultura: nei suoi scritti «si trovano le risposte alle sfide della Chiesa nel XXI secolo» afferma l’ordinario militare di Spagna, l’arcivescovo Juan del Río Martín, convinto che il santo possa aiutare la società attuale che vive «dando le spalle a Dio». Nel suo esempio «si trova un credente senza paura», un «uomo che ruppe gli schemi»: predicatore di grande forza, suscitò invidie e risentimenti, tanto da essere denunciato di fronte all’Inquisizione nel 1531. Incarcerato e processato, ma finalmente riconosciuto innocente, utilizzò il tempo in cella per scrivere il trattato di vita spirituale «Audi filia».

«San Giovanni d’Ávila – assicura il vescovo di Malaga, Jesús Esteban Catalá Ibáñez – fu un grande esperto delle Sacre Scritture, un innamorato dell’Eucaristia, fedele devoto della Vergine, conoscitore dei Santi Padri e della cultura del suo tempo»: in sintesi, «fu un punto chiave della controriforma cattolica rispetto al protestantesimo». Le sue opere – sottolinea Catalá Ibáñez – «sono pienamente attuali in questo momento storico, nel quale è urgente una nuova evangelizzazione». Del resto «fu anche un grande riformatore del clero. Pensava che l’unico cammino per il rinnovamento della Chiesa e della società fosse la santità di vita dei sacerdoti. In questo lavoro impegnò le sue energie, fondando scuole per la formazione di futuri sacerdoti». Dopo l’ordinazione al sacerdozio nel 1526, celebrò la sua prima Messa nel paesino natale e festeggiò «invitando i poveri a tavola e distribuendo fra di loro la sua abbondante eredità», racconta la postulatrice della causa.



Per la cerimonia sono attesi a Roma 500 pellegrini spagnoli: molti arriveranno da Almodovar del Campo e Ciudad Real, tanti altri da Cordoba e Montilla, dove il santo si ritirò e morì nel 1569. Il 12 ottobre a Montilla inizierà l’Anno giubilare e il 23 novembre la Conferenza episcopale - «con un centinaio di vescovi» - sarà pellegrina nel luogo dove si spense il santo. Ad aprile, infine, si terrà un Congresso internazionale per approfondire i tanti aspetti di san Giovanni d’Ávila: il mistico, lo scrittore, il predicatore, il pedagogo, il maestro, il consigliere spirituale, il teologo. L’uomo di Dio.

06 octubre 2012

Il mondo con i 262 padri sinodali | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por Gianni Cardinale



​Sono 262 i padri che partecipano con diritto di voto al XIII Sinodo ordinario che si apre domani in Vaticano sul tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Si tratta del «numero più elevato nella storia dei Sinodi», come ha sottolineato ieri l’arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo, nel corso del briefing di presentazione dell’assise tenutosi nella Sala Stampa vaticana.



Il presule ha spiegato che all’evento parteciperanno complessivamente 400 persone. Oltre ai padri infatti ci saranno 45 esperti, 49 uditori, i delegati fraterni di 16 Chiese e comunità ecclesiali, tre invitati speciali, 5 addetti stampa, 32 assistenti e 30 traduttori. La maggior parte dei padri sinodali, 103, proviene dall’Europa, 63 dall’America, 50 dall’Africa, 39 dall’Asia e 7 dall’Oceania. Gli eletti sono 182, mentre 37 partecipano ex officio e 40 sono stati nominati da Benedetto XVI. Tra essi ci sono 6 patriarchi, 49 cardinali, 3 arcivescovi maggiori (uno dei quali è cardinale), 71 arcivescovi, 120 vescovi e 14 sacerdoti.



Ieri è stato fornito l’elenco definitivo di tutti i padri sinodali. Quattro gli italiani eletti dalla Conferenza episcopale, che sono: il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei; l’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte; il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori; il cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola. Due quelli eletti dall’Unione dei superiori generali: padre Mario Aldegani dei giuseppini del Murialdo e padre Marco Tasca dei francescani conventuali.



Sette gli italiani di nomina pontificia sono invece il cardinale decano Angelo Sodano, il cardinal vicario di Roma Agostino Vallini, il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro, il vescovo di San Marino-Montefeltro Luigi Negri, il vescovo rettore della Pontificia Università Lateranense Enrico dal Covolo, padre Renato Salvatore, superiore generale dei camilliani. I capidicastero italiani che parteciperanno ex officio sono i cardinali Tarcisio Bertone, Angelo Amato, Fernando Filoni, Mauro Piacenza, Antonio Maria Vegliò, Francesco Coccopalmerio, Gianfranco Ravasi, Domenico Calcagno, Giuseppe Versaldi, nonché gli arcivescovi Vincenzo Paglia, Claudio Maria Celli, Salvatore Fisichella. Al Sinodo partecipano anche due vescovi italiani che svolgono la propria missione all’estero: Ignazio Bedini arcivescovo di Ispahan dei latini in Iran e Cristoforo Palmieri, vescovo di Rreshen in Albania.



Il cardinale Betori è stato poi nominato presidente della Commissione sinodale per il Messaggio e l’arcivescovo Celli presidente della Commissione per l’informazione.

Fisichella: parte da noi stessi la nuova evangelizzazione | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por Riccardo Maccioni



Un evento straordinario, calato nell’ordinarietà della vita di fede. Proiettato nel futuro, che significa anche memoria del cammino fatto. Senza confini, perché lega insieme storie e speranze delle più diverse comunità ecclesiali, ciascuna a suo modo originale. Il Sinodo sulla nuova evangelizzazione, al via domani, è un apparente insieme di contrasti, che trovano unità nell’essere Chiesa, nel suo universale messaggio di salvezza.



«Credo che mai come per questo Sinodo ci sia stata una richiesta costante di partecipazione – spiega monsignor Rino Fisichella presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione –. Un dato che fa ben sperare perché oltre al confronto serrato sulle tematiche della trasmissione della fede, la condivisione delle esperienze possa diventare ricchezza per comprendere al meglio la strada che la Chiesa dovrà percorrere nei prossimi anni».



Il Sinodo, in programma fino al 28 ottobre, è unito a filo doppio all’Anno della fede che sarà inaugurato da Benedetto XVI giovedì prossimo. Un legame riassunto nel tema stesso dell’Assemblea dei vescovi: La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. L’Anno è stato indetto dal Papa «innanzitutto per ravvivare la fede dei credenti – aggiunge l’arcivescovo Fisichella – e questo è uno strumento di nuova evangelizzazione. Quanto più andiamo all’essenza del nostro credere, calandolo nel tempo che viviamo, tanto più la nuova evangelizzazione diventa la strada per portare a tutti il messaggio cristiano.



Nella Deus caritas est il Papa ci ricorda che all’origine della fede non c’è una teoria né tantomeno un’etica ma l’incontro con Cristo. Un anno dedicato a ravvivare il rapporto con Gesù diventa allo stesso tempo un’occasione di grande evangelizzazione, ben sapendo che si vivrà in maniera straordinaria la via ordinaria che la Chiesa segue da duemila anni».



Detto in altro modo la comunità ecclesiale esiste per evangelizzare...

La Chiesa porta in sé la missione di Cristo che è annunciare la bella notizia del Vangelo. Gesù l’ha voluta per continuare la sua opera. Tutto quello che ha ricevuto dal Padre, Cristo l’ha trasmesso a noi.



Il concetto di nuova evangelizzazione richiama la dimensione dello slancio, dell’ardore. Ma qual è la sua vera definizione?

Io credo che anche questo Sinodo, come emerge dall’Esortazione apostolica <+corsivo>Evangelii nuntiandi<+tondo> di Paolo VI non potrà arrivare a definirla in modo rigido, stretto. Perché la nuova evangelizzazione è un’opera semplice e al tempo stesso complessa, che richiede un impegno particolare, una presenza capace di confrontarsi con le diverse situazioni della vita. Certamente si apre alla dimensione interpersonale che porta all’annuncio dell’incontro con Cristo. Da qui poi derivano lo spazio della celebrazione, della testimonianza di vita, ciò che costituisce la nostra fede.



Nell’Instrumentum laboris del Sinodo si parla delle nuove sfide poste all’evangelizzazione dal mondo contemporaneo. Scenari che chiamano in causa la secolarizzazione, il fenomeno migratorio, la situazione economica e politica, la ricerca scientifica e tecnologica, i mezzi di comunicazione, a cominciare dalla rivoluzione informatica. Qual è la principale insidia da superare?

Il primo ostacolo lo troviamo all’interno di noi stessi, è quella forma di pigrizia che accompagna il nostro vivere il cristianesimo soprattutto nelle Chiese di antica tradizione. È la resistenza alla sfida di cambiare vita, di trovare autenticamente qualcosa di nuovo che meriti di essere vissuto. E poi, spesso, c’è l’ostacolo dell’autosufficienza per cui non sentiamo più l’esigenza dell’evangelizzazione. Condizioni che chiedono un serio esame di coscienza su come abbiamo vissuto la fede fino ad oggi. Poi, certo, dall’altra parte ci sono anche situazioni che ci portano a confrontarci in maniera molto seria con una nuova condizione culturale e sociale, con i volti dell’ateismo contemporaneo. Un ateismo diverso dal passato, molto più materiale e subdolo, intessuto di indifferenza, derisione, emarginazione, che cioè tocca ambiti della vita personale tra i più sensibili. Ma l’ostacolo più grande è la resistenza alla conversione, resistenza che il Vangelo incontra da sempre. E che obbliga i credenti a una testimonianza più veritiera e più coerente.



Oggi il cristiano è più che mai chiamato ad andare controcorrente, consapevole di essere minoranza..

Io non amo il complesso della minoranza. A mio avviso, più che le condizioni sociologiche legate all’essere pochi o maggioranza, oggi il tema centrale è quello della consapevolezza di vivere un momento peculiare della storia della salvezza. Un tempo da affrontare senza cedere alla nostalgia del passato per cui sembra che prima andasse tutto bene o all’utopia di sognare un futuro che non potrà mai venire. Dobbiamo vivere con realismo evangelico, che ci obbliga a vedere quanto il Signore ci chiede in questo momento e a individuare la presenza della sua grazia che trasforma i cuori e chiama la Chiesa a perseguire il suo cammino in obbedienza allo Spirito.



Nel Sinodo confluiranno esperienze anche molto diverse tra loro. Quale potrà essere il filo rosso capace di coniugarle, di farne sintesi?

Spero che emerga in modo molto chiaro la grande ricchezza, il grande entusiasmo presente nella Chiesa di questi ultimi decenni. Nel popolo di Dio c’è una crescita costante, indescrivibile di iniziative. Io credo che la Chiesa oggi, oltre a fare i conti con le difficoltà, debba riscoprire la grande ed entusiasmante presenza di esperienze che hanno bisogno di essere conosciute e ricondotte al grande fiume dell’evangelizzazione.



Quindi oggi chi sono i nuovi evangelizzatori?

Sono i cristiani che partecipano assiduamente alla vita della comunità parrocchiale, sono innanzitutto loro a dover riscoprire il desiderio di essere autenticamente credenti. E poi sacerdoti, religiosi, laici che partecipano della grande ricchezza di associazioni e movimenti, alcuni nati proprio con l’obiettivo della nuova evangelizzazione, capaci di offrire una testimonianza anche di grande entusiasmo.



In altre parole quello dell’evangelizzazione è un compito cui tutti sono chiamati.

Ogni credente è un nuovo evangelizzatore perché si viene a trovare in una condizione di vita che richiede il suo impegno come cristiano.

12 septiembre 2012

Il Papa: l'onnipotenza del male è solo apparente | Avvenire RSS Feed - Chiesa

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Nel mondo "vi sono i mali che l'uomo compie, come la violenza, che nasce dal desiderio di possedere, di prevalere gli uni sugli altri, tanto da giungere ad uccidersi; oppure l'ingiustizia, perché gli uomini non rispettano le leggi che si sono date". Ed "a questi si aggiungono i mali che l'uomo deve subire, come la morte, la fame, la malattia". Ma, afferma Benedetto XVI nella catechesi all'Udienza Generale di oggi, tenuta nell'Aula Nervi gremita da 8 mila fedeli, "davanti a queste realtà, spesso drammatiche, la comunità ecclesiale è invitata a non perdere mai la speranza, a credere fermamente che l'apparente onnipotenza del Maligno si scontra con la vera onnipotenza che è quella di Dio".



Per il Papa teologo, "nella storia dell'uomo è entrata la forza di Dio che non solo è in grado di bilanciare il male ma addirittura di vincerlo". Per questo, spiega, "come cristiani non possiamo mai essere pessimisti. "Nel cammino - infatti - incontriamo spesso odio e violenza, e persecuzione, ma questo non ci scoraggia e soprattutto la preghiera ci aiuta a vedere la presenza e l'azione di Dio, e le luci di bene che diffondono speranza e indicano che la vittoria è di Dio". "La Chiesa - afferma ancora il Pontefice che dopo l'Udienza Generale ha fatto rientro a Castel Gandolfo - vive nella storia, non si chiude in se stessa, ma affronta con coraggio il suo cammino in mezzo a difficoltà e sofferenze, affermando con forza che il male in definitiva non vince il bene, che il buio non offusca lo splendore di Dio". "Soprattutto la preghiera - ha poi scandito citando l'Apocalisse - ci educa a vedere i segni di Dio, la sua presenza e azione, anzi ad essere noi stessi luci di bene, che diffondono speranza e indicano che la vittoria è di Dio".



"L'Apocalisse - ricorda Papa Benedetto ai fedeli giunti in Vaticano da una ventina di paesi - ci dice che la preghiera alimenta in ciascuno di noi e nelle nostre comunità questa visione di luce e di profonda speranza: ci invita a non lasciarci vincere dal male, ma a vincere il male con il bene, a guardare al Cristo Crocifisso e Risorto che ci associa alla sua vittoria". E "questa prospettiva porta ad elevare a Dio e all'Agnello il ringraziamento e la lode", come testimoniano nel libro di San Giovanni Evangelista "i ventiquattro anziani e i quattro esseri viventi che cantano insieme il 'cantico nuovo' che celebra l'opera di Cristo Agnello, il quale renderà 'nuove tutte le cose' ". "Ma - precisa Joseph Ratzinger - questo rinnovamento è anzitutto un dono da chiedere. E qui troviamo un altro elemento che deve caratterizzare la preghiera: invocare dal Signore con insistenza che il suo Regno venga, che l'uomo abbia il cuore docile alla signoria di Dio, che sia la sua volontà ad orientare la nostra vita e quella del mondo". "Nella visione dell'Apocalisse questa preghiera di domanda - rileva ancora Benedetto XVI nella sua catechesi di oggi - è rappresentata da un particolare importante": insieme alla cetra che accompagna il canto ci sono "delle coppe d'oro piene di incenso" che "sono le preghiere dei santi", di coloro, cioè, che hanno già raggiunto Dio, ma anche di tutti noi che ci troviamo in cammino. E vediamo che davanti al trono di Dio, un angelo tiene in mano un turibolo d'oro in cui mette continuamente i grani di incenso, cioè le nostre preghiere, il cui soave odore viene offerto insieme alle preghiere perché salga al cospetto di Dio". Per il Pontefice, "è un simbolismo che ci dice come tutte le nostre preghiere, con tutti i limiti, la fatica, la povertà, l'aridità, le imperfezioni che possono avere, vengono quasi purificate e raggiungono il cuore di Dio. Dobbiamo essere certi, cioè, che non esistono preghiere superflue, inutili; nessuna va perduta". "Ed esse - conclude l'anziano Papa tedesco - trovano risposta, anche se a volte misteriosa, perché Dio è Amore e Misericordia infinita".

08 septiembre 2012

Il Papa: «La Chiesa è di Dio e lui la guida nei momenti difficili» | Avvenire RSS Feed - Chiesa

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La Chiesa è di Dio, ed "è Lui che la guida sia nei momenti difficili che di serenità". Lo ha detto il Papa a un centinaio di vescovi di recente nomina delle terre di missione, incitandoli a mantenere sempre "salda" "nel cuore" "la fiducia nel Signore". Benedetto XVI ha ricevuto a Castelgandolfo i presuli che hanno partecipato a un corso di formazione promosso dalla Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, guidati dal prefetto, cardinale Fernando Filoni. "Le vostre comunità - ha detto Benedetto XVI ai nuovi vescovi delle terre di missione - sono quasi tutte di recente fondazione, e presentano i pregi e le debolezze legati alla loro breve storia. Mostrano una fede partecipata e gioiosa, vivace e creativa, ma spesso non ancora radicata. In esse l'entusiasmo e lo zelo apostolico si alternano a momenti di instabilità e incoerenza. Emergono qua e là frizioni ed abbandoni". "Nel vostro cuore - ha incoraggiato il Papa - sia sempre salda la fiducia nel Signore; la Chiesa è sua, ed è Lui che la guida sia nei momenti difficili, che di serenità". Le chiese giovani, ha osservato papa Ratzinger, maturano sia "grazie all'azione pastorale" che "al dono della communio sanctorum" che consente "osmosi di grazia" tra le chiese di antica tradizione e quelle recenti. Il Pontefice ha apprezzato "la crescita numerica di sacerdoti autoctoni" e la "nuova forma di cooperazione missionaria" per cui le chiese giovani inviano i loro preti in quelle sprovviste di clero. "Insegnare, santificare, governare" è ciò che il Papa chiede ai vescovi di queste chiese giovani che, ha detto, "costituiscono un segno di speranza per il futuro della Chiesa universale". E in particolare ai pastori è richiesta "santità di vita" e di essere "prudenti e lungimiranti, pronti a spendersi generosamente per il Vangelo e a portare nel cuore la sollecitudine per tutte le Chiese".

31 agosto 2012

Il Papa: la preghiera non è mai tempo perso  | Avvenire RSS Feed - Chiesa

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"La preghiera non è tempo perso, non è sottrarre tempo alle attività, anche a quelle apostoliche". Lo ha detto il Papa nell'Udienza Generale tenuta questa mattina nella gremita piazza della Libertà a Castel Gandolfo, essendo il cortile della residenza estiva in grado di contenere solo fino a 4mila fedeli.



Nei giorni scorsi era stato annunciato che per l'Udienza Generale di oggi Benedetto XVI sarebbe tornato a Roma, in piazza San Pietro, in occasione del raduno dei chierichetti e delle chierichette francesi. E invece gli organizzatori hanno preferito far incontrare i ragazzi (2600) con il Pontefice nel cortile della residenza estiva.



Come a San Giovanni Battista, del quale si celebra oggi il martirio, secondo il Papa anche a noi è richiesto "il coraggio di lasciare che Cristo cresca in noi e sia lui ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni". "Ma - ha avvertito il Pontefice - questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio". "Solo se se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio stesso a darci capacità e forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio".



San Giovanni Battista è dunque il modello da seguire per "conservare sempre il primato di Dio nella nostra vita". E infatti la sua "interiorità così forte, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e per preparare la strada a Gesù nasce "dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza".



In proposito il Pontefice ha osservato che "Giovanni è il dono divino lungamente invocato dai suoi genitori, Zaccaria ed Elisabetta, un dono grande, umanamente insperabile, perchè entrambi erano avanti negli anni ed Elisabetta era sterile, ma nulla è impossibile a Dio e l'annuncio di questa nascita avviene proprio nel luogo della preghiera, al tempio di Gerusalemme, anzi avviene quando a Zaccaria tocca il grande privilegio di entrare nel luogo più sacro del tempio per fare l'offerta dell'incenso al Signore".



"Anche la nascita del Battista - ha continuato Papa Ratzinger - è segnata dalla preghiera: il canto di gioia, di lode e di ringraziamento che Zaccaria eleva al Signore e che recitiamo ogni mattina nelle Lodi, il 'Benedictus', esalta l'azione di Dio nella storia e indica profeticamente la missione del figlio Giovanni: precedere il Figlio di Dio fattosi carne per preparargli le strade".



Secondo il Papa, "l'esistenza intera del Precursore di Gesù è alimentata dal rapporto con Dio, in particolare il periodo trascorso in regioni deserte che sono luogo della tentazione, ma anche luogo in cui l'uomo sente la propria povertà perché privo di appoggi e sicurezze materiali, e comprende come l'unico punto di riferimento solido rimane Dio stesso. Ma Giovanni Battista non è solo uomo di preghiera, di contatto permanente con dio, ma anche una guida nel rapporto con Dio. L'Evangelista Luca riportando la preghiera che Gesù insegna ai discepoli, il 'Padre nostro', annota che la richiesta viene formulata con queste parole: 'Signore insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepolì".

28 agosto 2012

Il Papa: «La colpa di Giuda? La falsità» | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



La “colpa più grave” di Giuda “fu la falsità, che è il marchio del diavolo”. Così Benedetto XVI si è rivolto ieri ai fedeli, dal palazzo apostolico di Castel Gandolfo, prima della recita dell’Angelus, invitando, per intercessione di Maria, “a credere in Gesù, come san Pietro, e a essere sempre sinceri con Lui e con tutti”.



Facendo riferimento al brano evangelico del giorno, il Pontefice ha ripreso “la reazione dei discepoli” al discorso - meditato nelle scorse domeniche - sul “pane della vita”, “che Gesù pronunciò nella sinagoga di Cafarnao dopo aver sfamato migliaia di persone con cinque pani e due pesci”. “L’evangelista Giovanni - che era presente insieme agli altri Apostoli - riferisce che ‘da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui’”, ricorda il Papa, “perché non credettero alle parole di Gesù che diceva: Io sono il pane vivo disceso dal cielo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue vivrà in eterno”. Parole, ha aggiunto a braccio, “difficilmente accettabili e comprensibili”: infatti “questa rivelazione rimaneva per loro incomprensibile, perché la intendevano in senso solo materiale, mentre in quelle parole era preannunciato il mistero pasquale di Gesù, in cui Egli avrebbe donato se stesso per la salvezza del mondo”.



“Vedendo che molti dei suoi discepoli se ne andavano, Gesù - riporta papa Benedetto - si rivolse agli Apostoli dicendo: ‘Volete andarvene anche voi?”. Da qui la risposta di Pietro - “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” - ma anche la reazione di Giuda, che “avrebbe potuto andarsene, come fecero molti discepoli; anzi, avrebbe dovuto andarsene, se fosse stato onesto”. Invece Giuda “rimase con Gesù” perché “si sentiva tradito, e decise che a sua volta lo avrebbe tradito”: egli “era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i romani. Ma Gesù aveva deluso queste attese”.

24 agosto 2012

Devozione mariana sintesi di bellezza | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por Andrea Fagioli



​Anche l’iconografia sacra fu posta a sostegno del dogma dell’Assunzione. Pio XII, nel 1950, la considerò al pari delle fonti tradizionali, alla stregua degli scritti dei Padri e dei Dottori della Chiesa. Un’attribuzione d’importanza ribadita ed elaborata nei decenni successivi da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.



Ma in che modo l’arte della Chiesa illustra la millenaria fede dei cristiani nell’Assunzione al cielo della Vergine Maria? Lo abbiamo chiesto a monsignor Timothy Verdon, responsabile dell’Ufficio diocesano fiorentino per la catechesi attraverso l’arte e direttore del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore.



«Innanzitutto bisogna precisare – spiega Verdon – che la fine della vita di Maria, come del resto l’inizio, non appartiene alle Scritture ma alla tradizione. Testi apocrifi d’origine cristiano-giudaica, risalenti al II secolo e diffusi entro il V-VI secolo, descrivono il suo "addormentarsi" definitivo, la Dormitio Virginis, introducendo l’evento con visioni e visite premonitrici da parte di angeli e di Cristo stesso. Alcune di queste scene vengono anche rappresentate dagli artisti, ma assai raramente. Al momento supremo, poi, tornano gli Apostoli dalle terre lontane in cui erano impegnati nella predicazione, si ricompone l’originale nucleo pentecostale e Maria è di nuovo circondata dai più stretti collaboratori di suo Figlio. Nell’arte medievale viene raffigurato qualche volta anche Cristo, che prende tra le braccia l’anima di sua madre, presentata come una bambina, così creando una sorta di "Madonna col bambino" rovesciata, dove il Figlio grande stringe a sé la mamma piccola, non viceversa».



Normalmente la «Dormizione» non veniva raffigurata senza un’indicazione chiara di ciò che viene dopo. Al proposito monsignor Verdon cita la monumentale vetrata di Duccio di Boninsegna, nel Duomo di Siena, dove sono raffigurate la Dormizione, l’Assunzione e l’Incoronazione.



«Con l’Assunzione e poi l’Incoronazione, il racconto della vita di Maria conclude, o meglio, viene trasferito ad un’altra dimensione. Questi momenti distinti – a giudizio del noto storico dell’arte – rappresentano in verità due fasi dell’unico processo di elevazione: l’equivalente, nella vicenda della madre, della Risurrezione del Figlio seguita dalla sua Ascensione alla destra del Padre».



L’evento fondamentale resta, dunque, l’assunzione corporea della Vergine, che, come accennato, fa parte del comune sentire della Chiesa sin dai primi secoli. «Lo testimonia – dice ancora Verdon – un racconto apocrifo, il Transitus Mariae, conservato in più versioni medievali, ma d’origine antica, che descrive come "gli Apostoli deposero il corpo di Maria nella tomba, piangendo e cantando pieni di amore e di dolcezza. Poi un’improvvisa luce celeste li circondò e caddero a terra, mentre il corpo santo fu assunto in cielo dagli angeli". Nell’iconografia, l’evento visionario, almeno nel Medioevo, viene spesso suggerito dal clipeus, il cerchio simboleggiante il cielo, che più tardi diventerà una raggiera o fulgore luminoso. Mentre la normale posa di Maria mentre viene assunta, con le mani alzate verso il cielo, allude alla preghiera, al Magnificat, se vogliamo».



Il fatto dell’assunzione corporea di Maria assumeva particolare importanza nel contesto eucaristico e a questo proposito Verdon cita l’Assunzione lignea scolpita da Tilman Riemanschneider per l’altar maggiore della chiesa di Creglingen, in Germania: «L’ostia consacrata ed innalzata sta appena sotto la figura di Maria, e così il corpo di Cristo realmente presente nel Sacramento diventa l’essenziale chiave di lettura dell’immagine, che invita i fedeli a vedere colei da cui il Verbo ha preso un corpo elevata nel suo corpo dalla terra al cielo. Chi partecipa alla liturgia davanti a questo altare capisce la fedeltà di Dio, il quale, avendo creato l’uomo con un corpo, l’ha anche salvato nel corpo e infine vuole tutto l’uomo, anima e corpo, con sé in cielo. O, in termini meno astratti, si capisce l’amore del Dio che, nato da Maria, non vuole essere separato dalla persona che l’ha dato alla luce, nutrito e amato».



Ma in termini di devozione popolare, anche nel nostro Paese, cos’è stato contemplato in Maria? «In questa donna – risponde Verdon – gli italiani hanno contemplato la perfezione della natura umana, la bellezza della nostra condizione quand’è trasformata dalla grazia e riportata all’innocenza primordiale. Valori quali la misericordia, il soccorso, l’attentato e materna protezione dei singoli, delle comunità e di intere popolazioni hanno trovato in Maria una figura esemplare. Non c’è regione d’Italia che non sia costellata di Santuari mariani».

23 agosto 2012

Il Papa: i laici hanno un ruolo proprio non solo di aiuto ai sacerdoti | Avvenire RSS Feed - Chiesa

De Avvenire RSS Feed - Chiesa , por (autor desconocido)



I laici non vanno considerati solo dei "collaboratori dei sacerdoti". Essi infatti hanno un proprio ruolo specifico e insostituibile: sono "persone realmente corresponsabilì dell'essere e dell'agire della Chiesa". Lo scrive il Papa in un messaggio alla Federazione Internazionale di Azione Cattolica, che celebra il suo congresso a Iasi, in Romania. "È importante pertanto - spiega - che si consolidi un laicato maturo e impegnato, capace di dare il proprio specifico contributo alla missione ecclesiale, nel rispetto dei ministeri e dei compiti che ciascuno ha nella vita della Chiesa e sempre in cordiale comunione con i vescovi".



In proposito, il Pontefice cita la Costituzione dogmatica "Lumen Gentium" del Concilio Vaticano II che qualifica lo stile dei rapporti tra laici e Pastori con l'aggettivo "familiare" sottolineando che da ciò si possono "attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio, e le loro forze più facilmente vengono associate all'opera dei pastori. E questi, aiutati dall'esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali". Per Benedetto XVI, "è importante approfondire e vivere questo spirito di comunione profonda nella Chiesa, caratteristica degli inizi della comunità cristiana". "Sentite come vostro - raccomanda dunque ai rappresentanti delle diverse realtà nazionali dell'Azione Cattolica - l'impegno ad operare per la missione della Chiesa: con la preghiera, con lo studio, con la partecipazione attiva alla vita ecclesiale, con uno sguardo attento e positivo verso il mondo, nella continua ricerca dei segni dei tempi". "Non stancatevi di affinare sempre più, con un serio e quotidiano impegno formativo - conclude infine - gli aspetti della vostra peculiare vocazione di fedeli laici, chiamati a essere testimoni coraggiosi e credibili in tutti gli ambiti della società, affinché il Vangelo sia luce che porta speranza nelle situazioni problematiche, di difficoltà, di buio che gli uomini d'oggi trovano spesso nel cammino della vita".

22 agosto 2012

«Pellegrinaggio dei tre popoli», in migliaia sulle Alpi Giulie | Avvenire RSS Feed - Chiesa

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Oltre tremila fedeli provenienti da Italia, Austria e Slovenia sono saliti oggi al santuario del Monte Lussari, confine con tre nazioni (Italia, Slovenia, Austria), per celebrare il tradizionale "Pellegrinaggio dei tre popoli".



Alla celebrazione eucaristica hanno preso parte gli arcivescovi di Udine, Bruno Mazzoccato, di Gurk-Klagenfurt, Alois Schwarz e di Lubiana, Anton Stres, e i vescovi di Celje, Stanislav Lipovsek, e di Capodistria, Jurij Bizjak. Presente anche l'arcivescovo emerito di Udine, Pietro Brollo.



"Non basta accordarsi su una moneta unica o creare una struttura organizzativa per ottenere un'intesa profonda tra popoli con tradizioni culturali diverse", ha detto Mazzoccato affrontando il tema dell'unione europea. "L'Europa, per essere unita, ha bisogno di trovare un'anima comune - ha continuato l'arcivescovo di Udine - e l'anima è la parte spirituale di un uomo, di un popolo e di un continente una vera unità la si trova attorno alla devozione a Maria e alla fede nel suo figlio Gesù".



La manifestazione religiosa sul Lussari è nata esattamente trenta anni fa su proposta dell'allora arcivescovo di Udine, Alfredo Battisti, subito condivisa dagli arcivescovi Luigi Sustar di Lubiana ed Egon Kapellari di Gurk-Klagenfurt con l'obiettivo di costruire nella preghiera e nella comunione la nuova Europa che stava avanzando, seppur allora tra mille contraddizioni.

Meeting Cl, il Papa: l'uomo ha sete di infinito anche se si lascia sviare | Avvenire RSS Feed - Chiesa

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Nella vita di ogni giorno "anche quando si rifiuta o si nega Dio, non scompare la sete di infinito che abita l'uomo. Inizia invece una ricerca affannosa e sterile, di 'falsi infiniti' che possano soddisfare almeno per un momento". E così, "l'uomo, senza saperlo, si protende alla ricerca dell'Infinito, ma in direzioni sbagliate: nella droga, in una sessualità vissuta in modo disordinato, nelle tecnologie totalizzanti, nel successo ad ogni costo, persino in forme ingannatrici di religiosità". È quanto scrive papa Benedetto XVI, in un passaggio del suo messaggio al vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, in occasione dell'apertura del Meeting per l'Amicizia fra i Popoli.



"Anche le cose buone, che Dio ha creato come strade che conducono a Lui - scrive ancora - non di rado corrono il rischio di essere assolutizzate e divenire così idoli che si sostituiscono al Creatore. Riconoscere di essere fatti per l'infinito - osserva il Pontefice - significa percorrere un cammino di purificazione da quelli che abbiamo chiamato 'falsi infiniti', un cammino di conversione del cuore e della mente. Occorre sradicare tutte le false promesse di infinito che seducono l'uomo e lo rendono schiavo. Per ritrovare veramente se stesso e la propria identità, per vivere all'altezza del proprio essere, l'uomo deve tornare a riconoscersi creatura, dipendente da Dio".